Policlinico Gemelli: Roma, dedicata a “San Giovanni Paolo II” nuova cappella nella Hall. Card. Betori, “qui ha comunicato un magistero ineguagliabile sulla sofferenza”

“La cappella assume il titolo di un santo Papa, san Giovanni Paolo II, che qui ha vissuto momenti di sofferenza e da qui ha comunicato un magistero ineguagliabile sul senso della sofferenza nell’orizzonte della fede. Una cappella dedicata a un Papa è un inevitabile richiamo alla nostra appartenenza alla Chiesa, della cui unità nella verità il Papa è servo. Possa l’intero magistero di san Giovanni Paolo II, in particolare quello sulla vita e sulla dignità umana, risuonare nei nostri cuori ogni volta che entreremo in questo luogo”. Lo ha affermato oggi il card. Giuseppe Betori, amministratore apostolico di Firenze, durante la celebrazione eucaristica per la solennità del Sacro Cuore di Gesù, patrono dell’Università Cattolica, in occasione della dedicazione a “San Giovanni Paolo II” della nuova cappella nella hall del Policlinico A. Gemelli di Roma. La messa è stata concelebrata da mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale della Cattolica.
“In questo luogo”, ha sottolineato nell’omelia, “emerge in tutta la sua durezza il mistero della fragilità umana, della sofferenza, del dolore, a cui risponde il prendersi cura, l’agire sanante, il sostegno alla vita. Nella fede cristiana – ha proseguito – tutto si illumina in forza del mistero di Cristo, che nella perdita di sé diventa fonte di vita per tutti. Vivere l’esperienza della sofferenza e insieme della cura come espressione di partecipazione al mistero della Pasqua di Cristo è il messaggio che questa cappella, posta all’ingresso del nostro Policlinico, vuole comunicare a chi vi è accolto nel momento della sofferenza e a chi vi opera per il bene dei fratelli”. Il card. Betori ha poi evidenziato che “l’edificio della Chiesa è opera di Dio tra gli uomini prima di essere opera degli uomini a lode e gloria di Dio”. “Siamo invitati a cogliere questa dimensione trascendente della Chiesa anche in questo luogo sacro che oggi abbiamo dedicato”, ha ammonito il porporato: “Esso è certamente dovuto all’opera degli uomini, di quanti l’hanno pensato e di quanti l’hanno realizzato; ma prima ancora dobbiamo sentirlo come opera di Dio, perché da lui scaturisce la volontà di raccogliere i suoi figli in unità, di non salvarli individualmente ma di riunirli nella comunione che si manifesta nella comunità, la comunità eucaristica anzitutto, da cui tutto nasce e a cui tutto tende”. “Sentiamo allora la presenza di questa cappella nel Policlinico come un appello di Dio a unirci a lui e a vivere nella comunione tra noi. Anche quando sosteremo in preghiera personale di fronte a questo tabernacolo sia sempre vigile in noi la coscienza di far parte di un popolo, il popolo di Dio”. Il cardinale ha concluso ricordando “come il riferimento al Sacro Cuore abbiamo illuminato e sostenuto il p. Agostino Gemelli e i suoi collaboratori a dare vita all’Università Cattolica di cui questo Policlinico è parte imprescindibile”. “La devozione al Sacro Cuore” è “una strada impegnativa per l’umanità: è la strada della riconciliazione nella fraternità, dell’amore nella verità, della pace nella giustizia. Anche questo sguardo sul mondo sia nelle nostre preghiere, oggi e nei giorni a venire”.

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