“Un precursore della genetica moderna, riconosciuto in tutto il mondo”. Così il Papa ha definito Jérôme Lejeune, ricevendo in udienza i membri della “Fondation Jérôme Lejeune”. “Medico per vocazione”, ha proseguito ripercorrendo la biografia dello scopritore del gene della trisomia 21, “si dedicò instancabilmente alla ricerca di una cura per alleviare le sofferenze dei suoi pazienti, che chiamava i più poveri tra i poveri. Difese con ardore la vita e la dignità dei più vulnerabili, anche a costo della sua carriera: ‘La medicina’, amava ripetere, ‘è l’odio per la malattia e l’amore per i malati’”. “Consapevole dell’eccellenza accademica del professor Lejeune e della sua incrollabile devozione alla Chiesa, Papa San Paolo VI lo nominò membro della Pontificia Accademia delle Scienze”, ha ricordato Leone XIV: “In seguito, la sua profonda amicizia con San Giovanni Paolo II e la loro comune visione in difesa della vita portarono alla creazione della Pontificia Accademia per la Vita, che il professor Lejeune considerava un’istituzione necessaria di fronte alle crescenti minacce alla vita”.