“Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti”. Lo ha affermato l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, nell’omelia pronunciata in occasione della solennità del Corpus Domini. Il presule ha ricordato che la festa del Corpo e Sangue di Cristo è strettamente legata al mistero celebrato nel Giovedì Santo, quando Gesù si dona nel pane spezzato e nel vino versato. Oggi, ha spiegato, la Chiesa porta l’Eucaristia nelle strade e nelle piazze per testimoniare che “Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli”. Al centro della riflessione dell’arcivescovo il significato dell’Eucaristia come dono d’amore. “Il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo – ha detto – è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte”. L’Eucaristia – ha aggiunto – è “cibo di vita eterna, Pane della vita”. Mons. Maniago ha quindi evidenziato come dall’Eucaristia scaturisca una forza capace di trasformare la vita delle persone e della società: questa trasformazione è possibile “grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso”. Per l’arcivescovo catanzarese la comunione eucaristica “ci trasforma in Cristo, libera la nostra individualità dall’egocentrismo e ci inserisce nella comunione trinitaria”, rendendoci capaci di riconoscere negli altri dei fratelli. “Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato”, ha evidenziato mons. Maniago, ricordando che dal Sacramento dell’Altare nasce l’impegno concreto per la costruzione di una società “solidale, giusta e fraterna”.