“Anche noi, quale nuovo popolo di Dio, ogni volta che lo abbandoniamo, ci ritroviamo sempre più bisognosi, sperimentando l’umiliazione derivante dalle nostre scelte di vita senza più Dio e ricerchiamo ancora un nutrimento che rimandi alla manna. Le ingiustizie, le guerre, il sangue innocente versato, la paura di nuove pandemie, sono alcune delle conseguenze di scelte dove la dignità dell’uomo continua ad essere spogliata”. Lo ha detto, ieri sera, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, vescovo di Cesena-Sarnina, celebrando in cattedrale a Cesena la solennità del Corpus Domini.
Il presule ha citato una sfida attuale: “Perde sempre più consistenza il senso dell’appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Si preferisce nutrirsi di formalismi religiosi, oppure di vivere una fede senza Dio e la Chiesa, secondo le esigenze personali”. Una mancanza che “trova le radici nella frammentarietà dell’esistenza, delle scelte che si continuano a fare mettendo fine con sempre più frequenza ad ogni forma di relazione: dalla famiglia ai colleghi di lavoro, dagli amici ai vicini di casa. E questo perché nell’era delle grandi comunicazioni le relazioni sono sempre più superficiali e meno autentiche e profonde”. Facendo riferimento all’attualità, mons. Caiazzo ha osservato: “A volte è come se ci fosse indifferenza e non sdegno di fronte allo sfruttamento e all’orrore di corpi bruciati in un’auto! È il corpo di Cristo che viene annientato barbaramente. Cambiano le modalità, i tempi, gli uomini, ma Cristo viene ucciso senza pietà ogni qual volta la dignità della persona viene violata”.
L’arcivescovo ha denunciato: “Sono tanti gli idoli che, senza rendercene conto, anche noi stiamo accogliendo e adorando e per i quali soffriamo. Penso a quanto sia difficile nelle famiglie costruire relazioni salde tra marito e moglie, tra genitori e figli, o alle scelte di vita che vengono fatte e che contrastano con l’annuncio evangelico. Ho l’impressione che spesso Gesù Cristo venga strattonato per opportunismo, per giustificare posizioni che moralmente sono inaccettabili. Si confonde l’amore di Dio e la sua misericordia con uno sterile assenso permissivo a tutto”.
Il presule ha chiarito: “Compito della Chiesa non è giudicare e condannare ma accogliere tutti e accompagnare, guidare e illuminare le coscienze per capire che il nostro Cristianesimo è molto di più delle correnti filosofiche, moraliste o partitiche. È esattamente ciò che ci dona l’Eucaristia: venire assorbiti da Cristo, cibo di vita eterna e bevanda di salvezza, sapendo offrire la propria vita per il bene dell’umanità”.
E ha concluso: “È questo il motivo per cui porteremo l’Eucaristia per le strade della nostra città. Vogliamo dire a tutti, anche a coloro che non si cureranno del passare di Gesù e nostro, che il pane che abbiamo spezzato in chiesa e ricevuto è offerto a tutti, soprattutto a chi è alla ricerca della via, della verità e della vita”.