San Francesco: card. Zuppi, “ci fa entrare nel mondo vero”

(Foto Calvarese/SIR)

(Torino) “San Francesco si fa povero per essere ricco. È uscito dal mondo ‘ricco’ per entrare nel mondo. Lui ci fa entrare nel mondo vero”. Lo ha affermato il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, intervenendo con all’evento “Da Francesco a Francesco: un nome, due svolte” tenutosi questa mattina alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
In dialogo con Aldo Cazzullo, il porporato ha criticato “la teologia del benessere, della prosperità” perché “è molto pervasiva”. “Molte sette in Africa – ha spiegato – usano questo, il rischio è ridurre la religione in assoluto, e per noi il cristianesimo, ad un narcotico”. Sull’esempio del Poverello, oggi si “dovrebbe uscire del digitale, dal mondo della prestazione”. “San Francesco con la spogliazione è radicale”, un’immagine “bellissima” perché con quella scelta “ci mostra se stesso, non l’armatura”. E mostra anche “una straordinaria libertà”. Ognuno di noi, quindi, deve “riappropriarsi di se stesso per rientrare nel mondo; così ci si ritrova e si ritrovano gli altri”. “Francesco non faceva la predica e toccava il cuore, questo come frutto di essere se stessi e della povertà”, ha proseguito Zuppi, che ha ricordato che “Francesco insegnava a tutti i suoi frati la cortesia. E Papa Francesco nella ‘Fratelli tutti’ parla della gentilezza”, atteggiamento molto simile. “Affettività e umanità sono uno dei segreti di san Francesco, anche nel rapporto con santa Chiara e le sorelle. Un rapporto pari a pari, di complementarietà”. Il porporato ha poi osservato che “san Francesco era un signore qualunque, un laico. Ma scriveva ai reggitori dei popoli chiedendo che facessero la pace. Per questo qualcuno lo considerava matto”. Questo modo di fare del Poverello è “un’enorme lezione per noi quando pensiamo di non avere la possibilità di fare certe cose, che non siamo in grado di agire”. Infine, quello di “Francesco poteva essere visto come un movimento pauperista nella Chiesa; la sua grande intuizione è stata l’obbedienza al Papa e l’approvazione della Regola”. “L’obbedienza – ha commentato – è la sua libertà”. “San Francesco non ha accettato una Chiesa corrotta, l’ha cambiata. Ciò ha permesso di portare la riforma nella Chiesa”. Ma – il monito per oggi – è che “per riformare bisogna riformarsi. In fondo, anche per disarmare devi essere disarmato”.

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