Dialogo: card. Vesco, “la Chiesa sia una comunità di fratelli”

(Foto Calvarese/SIR)

“‘Non desidero essere chiamato padre: il mio titolo più bello è quello di fratello’”. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 il card. Jean-Paul Vesco ha riflettuto sul significato della fraternità nella Chiesa e nella società contemporanea durante l’incontro “La fraternità è gente coraggiosa”, nato attorno al volume “L’audacia della fraternità” della Libreria Editrice Vaticana. Con lui Tomaso Montanari, che ha collegato il tema della fraternità alla custodia del creato, alla giustizia sociale e al dialogo tra culture. Per Vesco, la Chiesa è chiamata a vivere relazioni meno segnate dal modello patriarcale e più fondate sulla reciprocità. “Ho bisogno anch’io che qualcuno si prenda cura di me”, ha spiegato, sottolineando come l’autorità cristiana non nasca dal potere ma dalla relazione. L’arcivescovo di Algeri ha indicato nella sinodalità “una Chiesa sempre più di fratelli e sorelle”, capace di testimoniare il Vangelo anche attraverso la fragilità e l’ascolto reciproco. “Quando si è con i cristiani, ci si dovrebbe sentire davvero fratelli e sorelle”, ha osservato. Nel confronto è emerso anche il valore del dialogo interreligioso, vissuto quotidianamente dalla Chiesa in Algeria. Vesco ha ricordato il Documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar come segno concreto della possibilità di “fare del bene insieme” tra cristiani e musulmani. “Mettere in dubbio che i musulmani possano vivere pienamente la democrazia significa fare il gioco degli estremismi”, ha ammonito. Montanari ha invece richiamato il legame tra “Fratelli tutti” e “Laudato si’”, spiegando come la fraternità sia prima di tutto custodia: “Non dominio ma cura”. Citando Santa Caterina da Siena e l’articolo 9 della Costituzione italiana, ha evidenziato come il compito della politica e della società sia trasmettere il mondo alle generazioni future, custodendo insieme persone, memoria e ambiente.

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