A sei mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la popolazione civile continua a vivere in condizioni di estrema precarietà, tra attacchi, restrizioni agli aiuti e incertezza politica. È l’allarme lanciato dal Norwegian Refugee Council (Nrc) in una dichiarazione del suo segretario generale, Jan Egeland, che parla di una tregua “solo formale”. “A sei mesi dall’inizio del cessate il fuoco – afferma Egeland – i civili di Gaza restano intrappolati tra attacchi, accesso umanitario limitato e un processo politico incerto”. Secondo il Nrc, nonostante la tregua sia ufficialmente in vigore dal 10 ottobre 2025, i raid israeliani sono proseguiti, causando vittime, distruzione di abitazioni e un diffuso senso di insicurezza. Particolarmente critico resta il nodo degli aiuti umanitari. “Le consegne continuano a essere ben al di sotto dei livelli concordati – denuncia l’organizzazione – con un numero di camion largamente insufficiente a soddisfare i bisogni di base”. Inoltre, l’ingresso dei beni e il ripristino delle infrastrutture risultano sempre più condizionati ai negoziati politici sul futuro della Striscia, anziché affrontati come esigenze operative urgenti. Il Nrc segnala che i colloqui in corso legano la ricostruzione e la revoca delle restrizioni al disarmo di Hamas, uno scenario che, se fallisse, potrebbe aprire la strada a una nuova escalation del conflitto. “I civili stanno già pagando il prezzo di questa incertezza”, avverte Egeland. Nonostante le condizioni estreme, le équipe dell’organizzazione continuano a operare sul campo, raggiungendo quasi un milione di persone con assistenza per alloggi, acqua, servizi legali e beni essenziali. Ma la situazione, sottolinea il Nrc, è in deterioramento: molte famiglie vivono ancora in rifugi di fortuna, esposte a rischi e all’aumento dei prezzi. “Un cessate il fuoco deve essere più di una riduzione della violenza – conclude Egeland –: deve garantire un accesso umanitario duraturo, consentire una ricostruzione immediata e non subordinare la ripresa dei civili a esiti politici o militari”.