“Ho incontrato fratel Gian Carlo Sibilia, di cui in precedenza avevo solo una conoscenza indiretta, nei primi mesi dell’anno 2008. Il mio mandato come presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana si sarebbe concluso poco dopo. Da lui ci era arrivata la proposta di destinare all’Ac il convento di San Girolamo, legato in modo indelebile alla testimonianza e alla memoria di fratel Carlo Carretto”. È Luigi Alici, filosofo, già presidente nazionale di Ac dal 2005 al 2008, a ricordare il fondatore dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas, scomparso nella notte. “Dopo il terremoto del 1997, il convento era inagibile e la comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, di cui faceva parte anche fratel Gian Carlo, si era trasferita nell’Abbazia di Sassovivo. Nel 2008 il complesso, di proprietà del Comune di Spello, era stato opportunamente ristrutturato e non mancavano diverse richieste di poterlo ricevere in comodato d’uso. Fratel Gian Carlo Sibilia intuì, in modo davvero profetico, quale potesse essere la destinazione migliore, che consentisse di rendere quel luogo vivo, aperto, affidato a un’associazione di laici che potessero onorare in modo attivo e creativo la memoria di Carretto”.
Il professor Alici prosegue: “Andai a Spello, con una delegazione della Presidenza nazionale, personalmente più per cortesia che per convinzione. I mesi che precedevano l’Assemblea nazionale dell’Ac e il grande raduno in piazza San Pietro con Papa Benedetto XVI di per sé non aiutavano a concentrarsi su una scelta non programmata e che altri, dopo di noi, avrebbero di fatto dovuto gestire. Rivedere quegli ambienti, in cui si respirava ancora il clima di una straordinaria stagione spirituale ed ecclesiale del dopo Concilio in Italia, fu per me un’esperienza comunque emozionante, ma decisivo fu l’incontro con fratel Gian Carlo, il quale ci aprì gli occhi su un progetto che in quel momento era soltanto nella sua mente. Poche parole, semplicissime e illuminanti, per indicare una strada che veniva da lontano e già si andava disegnando dinanzi a noi”.
“Poi, continuando a passeggiare nel chiostro, da soli, mi raccontò del suo primo incontro con fratel Carlo Carretto: era arrivato a Spello con una curiosità disimpegnata, Carlo non c’era. Quasi sollevato, riprese il suo zaino e cominciò a incamminarsi verso la stazione, quando, alla fine del viale, vide avvicinarsi una macchina con Carlo che stava tornando. L’auto rallentò, scambiarono qualche parola, Carlo lo invitò con insistenza – come lui sapeva fare – a tornare indietro, solo per parlare un po’. ‘Da allora non me ne sono più andato’, concluse fr. Gian Carlo, con uno sguardo ancora luccicante. Capii il senso di quel racconto. Gli eventi straordinari accadono, bisogna coglierli al volo e non tornare più indietro”.
Il progetto si realizzò, “grazie anche alla sua mediazione con il Comune di Spello, che accolse la proposta in modo immediato e convinto – specifica Alici –. Da quel giorno nacque con fratel Gian Carlo un’autentica amicizia spirituale, libera, straordinaria. Ne seguirono esperienze di collaborazione impensabili e provvidenziali. Parole e sguardi in punta di piedi. La mitezza è una forma di fraternità generativa, che può essere anche coraggiosa, se accompagnata dalla luce giusta”.
Luigi Alici conclude: “Ricordo che dopo circa un anno, in occasione di uno degli incontri che, oggi più che mai, continuano a illuminare Casa San Girolamo, lo invitai per una testimonianza. La sera, dopo cena sentii suonare alla porta, andai ad aprire: lui era fuori e noi dentro. Il suo sogno si era realizzato. Era riuscito a fare spazio, senza abbandonare. Da allora quel sorriso gentile non ha mai smesso di accompagnarci. E continuerà ancora a farlo dal cielo, da dove i sorrisi arrivano fino a noi con un’altra luce”.