Funerali operai morti su A1: mons. Marcianò (Anagni), “abbiamo sperimentato, nella vita di Emiliano, Mauro e Valentino, un dono per tutti noi”

“Non hanno vissuto per il nulla, come purtroppo fanno molti; hanno invece consumato la loro esistenza per fare il bene, pur con fatiche e difficoltà, ma trovando un senso alla vita: nei loro interessi, negli affetti profondi, nel lavoro condiviso, per il quale, nella loro semplicità, si sentivano scelti, vivendolo con dedizione e impegno, come un servizio. Cari amici, se oggi siamo sgomenti, straziati, è paradossalmente anche per questo: perché abbiamo sperimentato, nella vita di Emiliano, Mauro e Valentino, un dono per tutti noi. Un dono di cui sentiamo il vuoto, nello strappo della separazione”. Lo ha affermato ieri mons. Santo Marcianò, arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, durante i funerali di Valentino Perinelli, Emiliano Martucci e Mauro Agostini che ha presieduto ad Acuto.
“Siamo qui per abbracciarvi, per pregare, per condividere il pianto di un momento di grande dolore, per il tragico incidente che ha falciato le vite dei nostri Emiliano, Mauro, Valentino”, ha sottolineato il presule, aggiungendo che “siamo qui perché non avremmo saputo stare lontano da voi, carissime famiglie. Ci siamo tutti, la comunità cittadina e parrocchiale. Il lutto di oggi è lutto di tutta Acuto. Lo viviamo in silenzio e anch’io voglio dirvi solo poche parole, delle quali sento tutto il limite”. “È buio, non possiamo negarlo!”, ha riconosciuto l’arcivescovo commentando la pagina evangelica del cieco guarito. Mons. Marcianò ha quindi tracciato un breve profilo biografico delle tre vittime: “Valentino, il più giovane, troppo giovane. Un giovane gioioso, innamorato della fidanzata, che tutto viveva con passione: dai cavalli alla natura, dal lavoro condiviso con il papà, socio dell’azienda, all’amore della famiglia: mamma, fratello, zii, nonno… Mauro, un giovane semplice, che ha conosciuto tanto dolore ma che ha trovato sostegno e conforto proprio nell’impegno lavorativo, portato avanti con precisione e soddisfazione. Emiliano, un giovane umile, educato; segnato dalla sofferenza, assieme alla compagna Anita, ma dotato di una straordinaria bontà, come tanti testimoniano”. “Tre persone speciali”, ha commentato, “tre giovani bravi, luminosi, che portavano luce nelle loro famiglie, nella comunità, sul lavoro”.
“Nel buio, Qualcuno ci tende la mano”, ha assicurato l’arcivescovo, spiegando che “è Gesù! Come dinanzi al buio del cieco nato, Egli non risponde, spalma del fango, tocca gli occhi di colui che non Gli aveva chiesto nulla”. “Certo, il buio resta, cari amici, ma la fede ci fa dire questo: che Valentino, Emiliano, Mauro, hanno incontrato quella Mano che dona vita sempre, anche nella morte. Nel momento che noi chiamiamo fine, questa Mano li ha raggiunti, toccati, salvati, ricreati, accompagnati”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia