Preoccupazione per la sentenza emessa dalla Corte costituzionale dell’Ecuador, che consente agli adolescenti di richiedere il cambio di genere sulla propria carta d’identità, viene espressa, in una nota, dalla Conferenza episcopale ecuadoriana. “Permettere agli adolescenti di prendere decisioni di questo tipo comporta gravi rischi per il loro sviluppo integrale”, si legge in riferimento alla sentenza n. 4-24-CN/26, emessa il 5 febbraio 2026, con la quale viene introdotta, appunto, un’interpretazione che consente agli adolescenti, a partire dai 12 anni, di adottare una decisione giuridica sulla propria identità legale.
Decisione particolarmente delicata, anche perché la normativa vigente stabilisce che la rettifica del genere sulla carta d’identità può essere effettuata una sola volta, il che rende questa decisione un atto essenzialmente irreversibile. I vescovi avvertono che, anche con l’accompagnamento di tutori o il parere di specialisti, “non si può affermare che gli adolescenti abbiano la maturità sufficiente per assumere decisioni giuridiche permanenti che influenzeranno in modo profondo e duraturo la loro vita futura”. L’episcopato esprime inoltre preoccupazione per il fatto che la sentenza sia stata approvata da una stretta maggioranza all’interno della Corte costituzionale.
L’Assemblea nazionale viene esortata dai vescovi ad “esercitare pienamente la propria competenza legislativa” e a “stabilire con chiarezza i limiti e le garanzie necessarie per proteggere i minori”. Il comunicato invita anche le famiglie e la società ecuadoriana a rimanere vigili nella difesa dell’interesse superiore dei bambini e degli adolescenti.