Monachesimo: Novalesa, celebrato sant’Eldrado. Dom Schröder (abate primate), “percorrere il territorio con la santità”

Foto Giannese/Sir

“Siamo chiamati a dare forma e volto al mondo che abitiamo. Dobbiamo far emergere il divino nel microcosmo delle nostre famiglie, delle parrocchie, delle comunità e dei monasteri, consapevoli che resta ancora molto da costruire”. Lo ha detto dom Jeremias Schröder, abate primate dei Benedettini, durante l’omelia all’abbazia benedettina della Novalesa (To), in occasione della celebrazione di Sant’Eldrado, facente parte del fitto calendario di appuntamenti che il monastero ha organizzato in occasione del giubileo dei 1.300 anni della fondazione. Ieri, 15 marzo, una processione ha accompagnato l’urna con le reliquie del Santo dalla chiesa parrocchiale all’Abbazia dei Santi Pietro e Andrea. “Il portare in processione le reliquie dei santi – ha commentato dom Schröder – significa percorrere e benedire il territorio con la santità, quasi impregnando il paese della presenza di Dio attraverso la memoria viva dei suoi fedeli”. Dom Schröder ha ricordato come la comunità cristiana abbia custodito nei secoli la memoria di sant’Eldrado, abate novalicense nella prima metà del IX secolo, che guidò la comunità monastica con dedizione fino alla sua morte. L’abate primate ha sottolineato come la storia della Novalesa, con le sue trasformazioni e le prove attraversate nei secoli, dimostri la continuità della comunità cristiana: “Dopo tante vicende che si sono susseguite nella storia di questi 1.300 anni, dopo i cambiamenti politici, le prove attraversate dal monastero e le trasformazioni nei secoli, è stata la parrocchia, è stato il popolo cristiano a prendere in mano questa eredità e a darle continuità. Questo ci mostra che certe tradizioni non vivono solo nei libri o nei monumenti, ma nella fedeltà di una comunità che le custodisce, le interpreta e le trasmette”. Concludendo la sua omelia, dom Schröder ha ricordato anche la dimensione europea e internazionale del monachesimo: “Se tutti gli uomini sono figli di Dio, allora sono anche fratelli, membri di una stessa famiglia, e questo è molto importante anche per il nostro tempo, spesso segnato da paure, da chiusure e conflitti”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi