Di fronte agli incidenti registrati lo scorso fine settimana in diverse regioni del Messico, l’Unicef avverte che la violenza della criminalità organizzata danneggia il benessere e la salute mentale di bambine, bambini e adolescenti, anche quando non si trovano direttamente nel luogo in cui avvengono i fatti. Senza contare fenomeni ancora più gravi, come il reclutamento e l’utilizzo di minori da parte di gruppi criminali. Secondo le stime della Rete per i diritti dell’infanzia in Messico, tra 145.000 e 250.000 minorenni sono a rischio di reclutamento nel Paese. “Ogni episodio di violenza della criminalità organizzata lascia tracce profonde nella vita dei minori. La paura persistente, l’incertezza e l’esposizione costante a immagini violente possono influenzare il loro benessere emotivo, il loro apprendimento e il modo in cui comprendono il mondo”, denuncia l’organizzazione, attraverso il suo ufficio messicano.
I risultati preliminari di uno studio recente condotto dall’Unicef e dall’università Unam sugli effetti della violenza della criminalità organizzata sull’infanzia mostrano che episodi come quelli osservati possono generare stress tossico, interruzioni educative e perdita temporanea dell’uso sicuro dello spazio pubblico. L’impatto non si limita a chi vive i fatti direttamente. Un numero significativo di giovani è esposto ricorrentemente a immagini, notizie e conversazioni sulla violenza, talvolta includendo contenuti manipolati. Questa esposizione, unita alla disinformazione, contribuisce a generare ansia e insicurezza, favorendo la percezione della violenza come un modo normale di risolvere i conflitti in strada, a scuola o persino in casa. In questo contesto, l’Unicef lancia un appello per “rafforzare le misure di prevenzione, proteggere gli ambienti scolastici, promuovere abilità socio-emotive e avanzare in quadri legali che riconoscano e sanzionino il reclutamento di minori come un reato specifico. Allo stesso tempo, invita le famiglie e le comunità ad ascoltare attivamente i bambini e a promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti”.