Striscia di Gaza: card. Pizzaballa a Cosenza, “quello che si costruisce con la violenza è una casa costruita sulla sabbia. C’è bisogno di persone autentiche”

(Foto PdV/Gabrieli)

“La gente normale è disgustata per quello che è accaduto” durante e dopo il 7 ottobre 2023. “Ecco verrà il momento in cui tutto questo disorientamento si dovrà trasformare in un atto di coraggio politico da parte delle istituzioni. L’attività militare non costruisce. C’è bisogno di decisioni politiche che in questo momento è molto difficile prendere, da tutte le parti”. Lo ha detto il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, in un’intervista concessa a Parola di Vita, il settimanale della diocesi di Cosenza, città che ha accolto ieri il patriarca che ha presieduto le celebrazioni della festa patronale della Madonna del Pilerio. “Quello che è accaduto il 7 ottobre 2023 – ha affermato – è molto grave dal punto di vista umano. Ma la violenza è iniziata dai discorsi, dai linguaggi. Poi si è trasformata in violenza fisica”. “Se la guerra sembra passata, non è finita l’emergenza” ha aggiunto il presule raccontando come la Chiesa e in particolare il patriarcato è direttamente impegnato nel sostegno della popolazione e nella programmazione di opere segno “per una ricostruzione della Speranza dove tutto sembra portare verso la rassegnazione”. “Il cibo comincia ad essere sufficiente”, ha riferito il porporato, “mancano medicine e altri beni di prima necessità, e ora andranno individuati percorsi per la ripresa dei servizi essenziali, dalla sanità, con la rete dei 36 ospedali mal funzionanti, alla scuola che è rimasta chiusa per oltre tre anni. Ci sono tanti feriti, i mutilati, i malati fisici ma anche mentali. Tre anni senza scuola significa che è stata bruciata culturalmente una generazione; se si vuole creare il futuro bisogna dare le scuole, offrire formazione. C’è tutto da rifare: costruire scuole e ospedali, ma anche case e luoghi di socialità. Ma vogliamo farlo insieme agli altri, creare rete perché nessuno potrà fare tutto da solo”. Per Pizzaballa “le prospettive politiche sono ancora fragili. Il piano (Trump, ndr.) è contestato da molti, altri lo stanno studiando. Non vedo la possibilità immediata per il presente, per questo momento. Bisognerà attendere”. Da parte della Chiesa, il patriarca ha ribadito l’impegno “a parlare di speranza perché, ha spiegato, “se non crediamo che sia possibile vivere in maniera diversa, a cosa serve la Chiesa? Noi siamo qui per dire questo. Se non lo dice la Chiesa chi lo deve dire? Non vogliamo costruire altre barriere, non abbiamo nemici dai quali difenderci ma persone da amare e da accompagnare”. “La cultura della pace, nel nostro contesto, è non fermarci ma costruire relazioni diverse – ha aggiunto Pizzaballa -. Il rifiutarsi l’un l’altro non costruisce. Il nostro compito, come credenti, è costruire una narrativa diversa, in quello che diciamo e in quello che facciamo. Costruire contesti di umanità significa parlare una lingua diversa da quella che vediamo oggi. Quello che si costruisce con la violenza è una casa costruita sulla sabbia. C’è bisogno di persone autentiche, che aiutino a fare rete, di riferimenti che danno un conforto e non spengano il desiderio di una realtà diversa”. Infine, un appello, molto caro al patriarca di Gerusalemme: “Tornare pellegrini in Terra Santa. Non c’è motivo di avere paura. La guerra è finita. Siamo alla fase del cessate il fuoco. Il pellegrinaggio è assolutamente sicuro. Abbiamo bisogno della presenza di pellegrini, non soltanto perché porta lavoro e permette all’economia di riprendersi. Bisogna essere concreti ma va detto anche che la nostra Chiesa senza pellegrini non è completa; questa solidarietà che abbiamo percepito nella preghiera, nell’affetto e nel sostegno ora deve diventare anche in presenza fisica”. L’intervista integrale uscirà sul prossimo numero del settimanale.

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