“Viviamo in un tempo in cui la fede sembra ridotta ad un lucignolo fumigante, le relazioni si consumano nel calcolo del vantaggio personale, e la vita consacrata viene percepita come un reperto di epoche passate, inutile o incomprensibile agli occhi di una società dominata dalla produttività. A tutto questo si aggiunge il peso della dolorosa questione degli abusi, che porta molti a generalizzare e a guardare con sospetto indiscriminato chi ha scelto la via della consacrazione. In un simile contesto, non sorprende che la vita consacrata scoraggi, e viene il dubbio che forse la speranza della ripresa sia solo un’illusione”. È quanto scrive mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano All’Jonio, nel messaggio per la XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata che si è celebrata ieri. “La speranza che la vita consacrata non verrà mai meno è nutrita – sottolinea il presule – dalla sua storia che ha attraversato i secoli nella Chiesa: ha conosciuto epoche di splendore e di crisi, di abbondanza e di scarsità, di riconoscimento e di marginalità, e non è mai scomparsa, perché lo Spirito ha sempre suscitato nuove forme, nuove comunità, nuove esperienze reinventandosi ogni volta, senza mai perdere la sua radicalità”. Per mons. Savino la vita consacrata, “in un mondo che vede solo interesse e profitto”, dice che “la gratuità è possibile, che la fraternità è reale, che la speranza non è un’illusione, che Dio è vivo, che l’uomo si realizza pienamente quando si dona, che la storia è aperta alla speranza”.