Povertà in Italia, Alleanza: “fenomeno strutturale”. Quasi il 20% delle famiglie vive “stabilmente attorno alla soglia di povertà”

La povertà in Italia “non è più un fenomeno marginale o emergenziale, ma una condizione strutturale, stratificata e sempre più normalizzata, che attraversa ampi segmenti della popolazione e si radica nella vita quotidiana”. È quanto emerge dal nuovo Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Italia e realizzato da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali che sarà presentato giovedì 5 febbraio a Roma, presso il Chiostro San Salvatore in Lauro. “Siamo molto contenti e orgogliosi del lavoro fatto che si inserisce nell’ambito dell’impegno di Alleanza contro la povertà nella raccolta, nell’analisi dei dati e nell’approfondimento dei comportamenti socioculturali che si manifestano nel nostro Paese”, sottolinea il portavoce nazionale Antonio Russo. Questa pubblicazione “ci restituisce la fotografia di un’Italia in cui le povertà crescono e chiamano con urgenza una serie di soggetti a precise responsabilità. Questa è la ragione per la quale periodicamente intendiamo produrre e offrire ai decisori politici, agli operatori pubblici e ai soggetti sociali, studi e proposte che promuovano un serio programma di contrasto e di lotta alla povertà. Dai dati che oggi presentiamo – spiega –  appare evidente quanto la povertà sia divenuto oramai un fenomeno strutturale e colpisca una fascia sempre più estesa e trasversale della popolazione, con un aumento allarmante dei ‘quasi poveri’. In tale contesto, le attuali misure di contrasto si rivelano inadeguate e insufficienti rispetto al bisogno reale. Il nostro auspicio è che, anche a partire da questo nuovo strumento di conoscenza e analisi, la lotta alla povertà nel nostro Paese possa compiere un necessario e decisivo passo avanti”, conclude Russo”.  Secondo Rapporto accanto alle famiglie ufficialmente classificate come povere – il 10,9% nel 2024 – emerge una vasta area di fragilità strutturale: “quasi il 20% delle famiglie italiane vive stabilmente attorno alla soglia di povertà”, tra chi è “appena povero” (circa il 6%) e chi è “appena sopra” la soglia (8,2%). Una condizione di “precarietà che espone milioni di persone al rischio costante di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita”. Significativo è il dato sui lavoratori poveri: nel 2024 oltre il 10% degli occupati in Italia è a rischio di povertà, pari a circa 2,3–2,4 milioni di persone, “un valore superiore alla media europea”, spiega lo studio aggiungendo che il lavoro “non rappresenta più una garanzia di inclusione sociale, anche a causa del forte calo dei salari reali: –7,5% tra il 2021 e il 2025, il dato peggiore tra i principali Paesi OCSE”. “Allarmante” è la condizione delle famiglie con figli. Nel 2024 oltre 1,29 milioni di minori vivono in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014. In un capitolo vengono esaminate anche le misure di contrasto alla povertà in particolare l’Assegno di Inclusione (ADI) e il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) che evidenziano “criticità strutturali nell’impianto e nell’attuazione”. Un ultimo capitolo è dedicato al ruolo dei media, che spesso raccontano la povertà attraverso “cornici emergenziali e numeriche, faticando a restituirne le cause strutturali e i processi sociali”. Tra le proposte avanzate quella di “superare una visione riduttiva della povertà, riconoscendone il carattere strutturale, relazionale e multidimensionale”; “rafforzare e integrare i sistemi di misurazione”, per intercettare anche le forme di povertà “invisibili” e di lunga durata; ripensare le misure di contrasto; investire su lavoro “dignitoso, salari adeguati e politiche familiari capaci di contrastare la povertà minorile” e “promuovere un racconto pubblico più responsabile e consapevole delle povertà, che restituisca complessità e dia voce alle esperienze reali”.

 

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