Unità dei cristiani: Morandini (Sae), “dare corpo a una comunione che già unisce i credenti”

“Una delle dimensioni più belle che la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci propone: condividere ogni anno la realtà di uno specifico contesto geografico, ecclesiale, spirituale, dando così corpo a una comunione che già unisce i credenti grazie alle loro differenze e in esse, in attesa di prendere corpo in forme più piene”. Queste le parole di Simone Morandini, presidente del Sae- Segretariato attività ecumeniche, nel suo intervento in merito alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in programma dal 18 al 25 gennaio, appuntamento ecumenico nato nel 1908 come Ottavario per l’unità della Chiesa e promosso, dal 1968, dal Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani e dalla Commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese. “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef. 4, 4), questo è il tema di quest’anno che, secondo Morandini, “richiama alcune grandi parole della fede comune. Penso da un lato all’idea di un’unità fondata nello Spirito, colui che genera ad un tempo la ricchezza delle differenze e la comunione. Penso dall’altro alla speranza, elemento centrale per il vissuto credente, che siamo chiamati a testimoniare con coraggio in un tempo in cui la guerra e la violenza sembrano imporsi, in forme davvero disperanti”. Morandini evidenzia il valore della testimonianza cristiana a favore di “forme di convivenza non centrate sull’inimicizia e la coercizione, ma sulla condivisione e la riconciliazione”, ricordando che “anche questo è parte della dinamica ecumenica, anche questo fa sì che essa si trovi sempre e di nuovo sfidata dal tempo e dalla storia. Non stupisce che tale richiamo venga dal testo preparato quest’anno dalla Chiesa apostolica armena – una delle antiche chiese ortodosse orientali – legata a un’intensa realtà spirituale, ma anche profondamente legata al complesso vissuto di un popolo spesso martire”. Il Sae, fondato da Maria Vingiani negli anni del Concilio Vaticano II, sostiene questo appuntamento fondamentale per il dialogo ecumenico tra le chiese e per il loro cammino verso la comunione, partecipando attraverso i suoi soci e socie all’organizzazione di eventi di incontro, conoscenza e preghiera comune a fianco delle diocesi e nei Consigli delle Chiese cristiane.

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