La Commissione internazionale dei giuristi (Icj l’acronimo in inglese dell’ong, con sede a Ginevra), nel suo rapporto, presentato ieri, intitolato “Scarcerati ma non liberi”, analizza l’abuso delle detenzioni arbitrarie e delle misure cautelari per perseguitare il dissenso in Venezuela attraverso un documento organizzato in sette sezioni.
Nel caso delle recenti scarcerazioni, si sottolinea che, perlopiù, “i processi penali seguono regolarmente il loro corso. Le organizzazioni della società civile che hanno accompagnato i detenuti hanno riferito che le persone sono state rilasciate, con l’imposizione di misure alternative che non implicano il carcere, ma che includono l’obbligo di presentarsi davanti ai tribunali, la proibizione di lasciare il Paese e il divieto di rilasciare dichiarazioni ai mezzi di comunicazione. L’obbligo di firma influisce negativamente soprattutto su chi vive lontano dalla capitale, poiché i tribunali antiterrorismo utilizzati per questi procedimenti hanno sede solo a Caracas, richiedendo viaggi costosi”.
Il rapporto segnala che “molte delle persone consultate hanno indicato che spesso gli scarcerati non annunciano la propria liberazione e, insieme alle loro famiglie, preferiscono non parlare per timore che il rilascio possa essere revocato. Nonostante siano tecnicamente liberi, restano soggetti al processo penale senza la possibilità di esercitare il diritto alla difesa nominando un avvocato di fiducia”. Sebbene la sostituzione della detenzione preventiva con altre misure rappresenti un miglioramento delle condizioni per le vittime, “i processi e le limitazioni restano in vigore oltre ogni periodo ragionevole, trasformandosi in una forma di castigo sproporzionato. Le persone liberate non ottengono mai vera giustizia, compreso l’accesso a rimedi efficaci e riparazioni per le torture o i trattamenti crudeli, inumani e degradanti subiti durante la detenzione o la sparizione forzata. Le vittime continuano a correre il rischio di essere nuovamente incarcerate, generando un effetto intimidatorio sull’esercizio dei loro diritti umani, inclusi il diritto alla partecipazione politica, alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di espressione”.