“Abbiamo vissuto tre guerre molto ravvicinate, ma questa è stata la più crudele. Siamo scampati alla morte molte volte; l’ultima volta un proiettile ci ha colpiti direttamente, me e mia sorella, e siamo sopravvissuti. Il secondo proiettile ha colpito i miei fratelli gemelli, Mohammed e Ahmed. La guerra ci spaventa perché sentiamo il rumore delle grandi esplosioni e dei missili proibiti a livello internazionale, e perché la guerra ci porta via la cosa più preziosa: i nostri cari e le nostre case che ci danno rifugio”. E’ la testimonianza di Qusai, quindicenne palestinese nato a Gaza, raccolta e condivisa, in occasione della Giornata mondiale della pace del 1° gennaio, dalla Fondazione romana Protettorato San Giuseppe, insieme ad altre di minori stranieri non accompagnati accolti nel tempo in diverse case famiglia della capitale. Giovani che hanno conosciuto la guerra sulla propria pelle: bombardamenti, fughe improvvise, la perdita dei propri cari e la distruzione delle loro case. Le loro testimonianze, provenienti da Ucraina, Afghanistan, Sierra Leone e Palestina, convergono in un messaggio semplice e universale che la Fondazione Protettorato San Giuseppe ha scelto di inviare a Papa Leone XIV in occasione della ricorrenza mondiale dedicata alla pace.
“La pace è il bene più grande. La guerra è il male assoluto”: parole che racchiudono il desiderio condiviso di un futuro fatto di sicurezza, libertà e dignità. La presidente della Fondazione, Elda Melaragno, ricorda come le case famiglia continuino ad accogliere giovani fuggiti dai conflitti, spesso soli e giovanissimi, offrendo sostegno, protezione e un percorso per superare i traumi vissuti. Una tradizione di accoglienza che affonda le radici nel primo dopoguerra e che oggi si rinnova con la stessa cura e responsabilità.