Giornata mondiale pace: mons. Sanguineti (Pavia), “si sono moltiplicate le guerre” e “ritornano logiche di potenza e predominio”. “Sosteniamo opere e realtà di pace”

“In questa celebrazione il desiderio di pace, l’impegno a essere uomini e donne di pace, diventano invocazione e preghiera, perché avvertiamo la nostra impotenza a realizzare da noi stessi la pace, in senso pieno, non solo come assenza di guerra, ma come pienezza di bene e di giustizia nella vita e nei rapporti sociali e tra i popoli. Questa preghiera è ancora più accorata di fronte alla tragedia dei conflitti che insanguinano la terra, che continuano a mietere vittime, sui fronti di combattimento e tra i civili innocenti, a procurare distruzioni immani, a seminare nei cuori odio e risentimento”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, in occasione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e della 59ª Giornata mondiale della pace. La celebrazione eucaristica è stata preceduta dalla tradizionale marcia per la pace promossa dalla Comunità di Sant’Egidio.
Nell’omelia, il presule ha rilevato che “purtroppo, in questi anni, non solo si sono moltiplicate le guerre, ma sta ritornando un modo di affrontare le relazioni tra stati e nazioni in cui la guerra è un’opzione quasi normale, secondo logiche di potenza e di predominio che hanno portato, nel secolo scorso, alla tragedia delle due guerre mondiali, scoppiate in Europa”. “Emergono paure e timori, diffidenza e sfiducia nei rapporti tra gli Stati – ha proseguito – che generano una nuova corsa al riarmo, con ingenti risorse destinate alla produzione e all’acquisto di armi sempre più sofisticate e ‘intelligenti’, sottratte allo sviluppo dei popoli e alla crescita di una vera giustizia sociale, che riduca le ineguaglianze e il divario tra ricchi sempre più ricchi e il numero crescente di persone e famiglie che vivono in povertà e in miseria”. Richiamando il contenuto del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale della pace, mons. Sanguineti ha evidenziato che “la pace che la Chiesa invoca da Dio, la pace che vogliamo servire e promuovere, iniziando dalle relazioni quotidiane in famiglia, sul lavoro, con gli amici e poi allargando l’orizzonte agli ambienti sociali e al mondo, è innanzitutto la pace di Cristo risorto, la pace che lui rende possibile e che, nonostante le contraddizioni e le negazioni della storia, può farsi strada, generando testimoni e opere di pace, di giustizia, di riconciliazione”. “Qui – ha ammonito il vescovo – tutti noi possiamo dare il nostro apporto, sostenendo opere e realtà di pace, non adeguandoci alla mentalità del mondo che sembra non credere più alla pace come orizzonte possibile”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia