“La violenza spesso nasce dalla fretta di giudicare, dall’impulso immediato di reagire, dal rumore assordante che soffoca ogni parola vera e ogni ascolto paziente. La pace è un’opera di custodia: custodia della relazione, della parola data, del mistero dell’altro che non comprendiamo subito, della memoria fragile della bontà di Dio nella nostra storia. È un lavoro artigianale, silenzioso, che si fa nel cuore prima che sulle piazze”. Lo ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, celebrando ieri a Gerusalemme la solennità di Maria Madre di Dio e la Giornata mondiale della pace. Custodire, meditare e accogliere, ha ricordato il patriarca, “è lo stile di Maria. È il ritratto di una pace interiore, ma attiva, non passiva”. “Antidoto profetico alla violenza sottile e diffusa del nostro tempo” ha aggiunto. “Dio opera la salvezza, costruisce la sua storia con l’umanità, attraverso l’accoglienza, l’umiltà, la generazione, la relazione. La pace, quindi, non scende dall’alto come un miracolo magico che annulla le contraddizioni; germoglia lentamente, come un seme, dalla terra feconda di un cuore che dice ‘eccomi’, che diventa spazio, che si rende disponibile. Maria, in questo, è più che un modello; è il ‘luogo’ teologico dove comprendiamo come Dio desidera agire: a partire dall’interno, non dall’esterno; dalla piccolezza, non dalla potenza”. “Maria ci insegna che non si dà pace esteriore senza questa pazienza interiore, senza questa ‘gestazione’ spirituale degli eventi alla luce di Dio. Ed è proprio questa luce di Dio – ha rimarcato il card. Pizzaballa – custodita e fatta risplendere nel cuore di Maria, che si riflette su di noi come pace vera”. La pace, per il patriarca, “non è l’assenza di problemi o di conflitti – sarebbe un’illusione pericolosa – ma è la presenza di un Volto che risplende nella nostra oscurità. È la certezza fondante che non siamo abbandonati nell’arena della storia, che la nostra vita non è un urto casuale di atomi, ma è guardata, amata, accompagnata”. Riferendosi poi al Messaggio di Papa Leone XIV per la 59ª Giornata mondiale della pace, il patriarca ha detto che “la tecnologia non è neutra. È sempre un’estensione del cuore dell’uomo. Può essere strumento di manipolazione, di divisione, di sorveglianza oppressiva e di nuova solitudine, oppure può diventare strumento di incontro, di condivisione del bene, di accesso alla conoscenza, di costruzione di un bene comune autentico”. E un esempio viene direttamente dal conflitto di questi anni. “Siamo chiamati ad essere artigiani di pace non solo in famiglia, al lavoro o nella politica – ha ribadito Pizzaballa – ma anche attraverso l’uso delle nostre dita sulla tastiera, delle nostre parole condivise sui social, attraverso il nostro consumo – critico o compulsivo – di informazioni, la nostra domanda etica più o meno insistente su come vogliamo che il futuro dell’uomo sia disegnato dagli algoritmi”. “Custodire, meditare e accogliere – ha concluso – sono l’antidoto alla violenza e metodo di costruzione di modelli di pace”.