“La vita democratica ha bisogno di disporre di un patrimonio morale accettato pacificamente dal complesso della società”. Lo ha detto mons. Luis Argüello García, arcivescovo di Valladolid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, aprendo oggi a Madrid la 128ª Assemblea plenaria dei vescovi spagnoli. Richiamando il ruolo della Chiesa nella Transizione, ha citato le parole del card. Fernando Sebastián: “Queste referenze morali non nascono dalle istituzioni politiche, ma sono patrimonio della società, frutto di una storia nella quale uomini di pensiero, istituzioni culturali e religiose e la stessa esperienza storica della popolazione hanno accumulato un patrimonio spirituale e morale che illumina, sostiene e stimola la libertà dei cittadini”. Mons. Argüello ha evidenziato le sfide della democrazia contemporanea: “C’è una crisi delle democrazie liberali e un aumento di autoritarismi populisti di destra e di sinistra”. Ha denunciato il rischio di una “società postdemocratica” e ha posto alcune domande decisive: “Come revitalizzare la vita democratica? Come assicurare la separazione dei poteri, la dignità di ogni cittadino e il bene comune?”. Secondo il presidente, i cattolici possono offrire un contributo specifico: “Siamo chiamati a essere presenti nella vita pubblica per collaborare alla costruzione di una vita sociale giusta attraverso l’elogio della ragione, l’amicizia sociale e l’azione illuminata dalla Dottrina sociale della Chiesa”. Ha aggiunto che non è “un sogno pensare che i cattolici spagnoli possano diventare i più leali e decisi difensori della democrazia”.