Venezuela: “venti di guerra” non agevolano liberazione di Trentini. Morsolin, “molte chiavi interpretative, ma detenuti Usa, Svizzera e Francia sono tornati a casa”

I “venti di guerra” tra Stati Uniti e Venezuela hanno un effetto collaterale, quello di rendere ancora più problematico il ritorno in libertà di Alberto Trentini, il cooperante veneziano dell’ong francese Humanity e Inclusion, detenuto in Venezuela ormai da un anno. Un anniversario trascorso nel silenzio, mentre, al contrario, veniva liberato il quarantunenne Camilo Castro, cittadino francese, per intervento diretto del presidente, Emmanuel Macron.
Riferisce al Sir Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina: “Hanno pesato mesi di immobilismo. Così, accade che l’inviato speciale italiano a Caracas, Luigi Vignali, non riesce a incontrare nessun rappresentante istituzionale del Governo Maduro, mentre Donald Trump ottiene la liberazione di sei prigionieri statunitensi, nel febbraio scorso, e la Svizzera ottiene la liberazione di un suo cittadino, compagno di cella di Trentini. Ora, anche il detenuto francese, con una storia molto simile al cooperante veneziano, è stato liberato, con la probabile mediazione di una ong colombiana”.
Una storia complessa, che si presta a molte chiavi interpretative: “A fine aprile ho incontrato un rappresentante dell’Ambasciata venezuelana a Bogotá, che chiedendomi l’anonimato, ha fatto una sintesi della situazione di circa un’ottantina di persone arrestate in Venezuela, provenienti da vari Paesi tra cui Usa, Spagna, Italia, Svizzera, Colombia accusati in contesti analoghi al caso di Alberto Trentini, ‘accusati di cospirazione ai danni delle autorità statali venezuelane’. Il diplomatico venezuelano aveva connesso l’arresto ad alcuni volumi esposti a uno stand degli editori venezuelani alla Fiera internazionale del libro. E aveva aggiunto che si trattava di ‘misure e risposte dello Stato sovrano del Venezuela, nell’ambito del principio di autodeterminazione dei popoli, riconosciuto dalla Carta di Algeri (1976), risposte a misure coercitive unilaterali, come le sanzioni economiche di Usa e Unione europea’. Questa è una chiave di lettura, nel contesto dell’isolamento del Governo di Caracas. Un’altra possibile interpretazione, riguarda il ruolo della viceministra venezuelana, Camilla Fabri, di nazionalità italiana, moglie dell’imprenditore e ministro Alex Saab. Da giugno 2025 è la presidente della ‘Misión vuelta a la patria’ (Missione di ritorno in patria), il programma sociale di punta del Governo del presidente Maduro, che offre assistenza alle migliaia centinaia di migranti venezuelani espulsi dagli Stati Uniti. Fabri ha denunciato ostilità giudiziaria strumentale a lei e ai familiari del marito, in particolare, alla sua persona, da parte dell’Italia. Qui, c’è un possibile ‘oggetto di scambio’, in caso di trattative”.
Di certo, è importante il ruolo della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh): “Nel caso di Alberto Trentini, le misure cautelari approvate dalla Cidh hanno avuto un impatto strategico molto importante, facendo transitare la situazione da sparizione forzata allo status giuridico di detenzione, e questo ha portato alla visita dell’ambasciatore e alle tre telefonate alla famiglia”. La vicenda, insomma, si conferma molto complessa e ancora irrisolta.

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