Time to change: un sentiero azzurro di pace nel cuore di Roma

Nel quartiere Aurelio a Roma, un gruppo di ragazzi tra i 10 e i 15 anni ha trasformato un sottopassaggio degradato in un luogo di bellezza, colore e fraternità. Realizzando un murales di 90 metri quadrati.

Un sottopassaggio dove volano cartacce, disseminato di bottiglie, attraversato da odori poco invitanti e con i muri coperti di graffiti: un luogo che si percorre in fretta, sperando di non fare brutti incontri.

Quando il progetto Time to Change è stato avviato con i giovani tra i 10 e i 15 anni del quartiere Aurelio, a Roma, ed è stata posta loro la domanda su quale iniziativa realizzare per migliorare la vita del territorio, tutti gli sguardi si sono rivolti proprio a quel luogo. Il voto è stato unanime.

Come primo passo del progetto, però, su richiesta del gruppo, si è scelto di concentrarsi sull’incontro, in carne e ossa, con una famiglia di Gaza arrivata da poco in Italia, a Loppiano. Un’occasione per toccare con mano la sofferenza di chi vive in prima persona la persecuzione, la guerra e la migrazione forzata. Amici di un’amica, Nour (nome di fantasia) e la sua famiglia hanno raccontato, con dignità e pudore, della casa appena terminata e distrutta dai bombardamenti, e della loro fuga miracolosa: con i due figli si erano allontanati appena cinque minuti prima della tragedia. Le ferite, nel corpo e nel cuore, restano. Al di là delle parole e del racconto di un mondo lontano, i ragazzi sono rimasti colpiti soprattutto dalla vitalità della più piccola, di appena cinque anni.

I pilastri dell’arte di amare vengono studiati e messi in pratica attraverso scenette, giochi condivisi e un pasto insieme. Da qui nasce anche il nome del gruppo: “24/24”, per ricordare l’impegno a cercare di amare ventiquattro ore su ventiquattro.

Il cammino continua e prende forma il nostro “sentiero azzurro” verso un mondo più armonioso, capace di sviluppare il senso della bellezza. Ogni giovane è invitato a esprimere idee, disegni e bozzetti per reinventare insieme le pareti di questo corridoio lungo 18 metri. C’è chi immagina un uomo che respinge l’ombra e il brutto per lasciare emergere un mondo nuovo, fatto di mille colori. Una ragazza disegna quattro parole che, nel linguaggio dei segni, compongono H-O-P-E, cioè speranza. Un altro realizza una colomba in volo, circondata da colori vivaci, aiutato dalla sorella più piccola. E con il contributo di una giovane particolarmente portata per il disegno, dalle crepe dei muri nascono arabeschi che raccontano parole di pace.

A rafforzare il gruppo arriva anche Stefano, insegnante di Arti plastiche, che guida i ragazzi nell’utilizzo delle bombolette spray e contribuisce a elaborare un progetto grafico capace di raccogliere tutte le idee emerse. Nel frattempo, vengono avviati i contatti con il Comune per ottenere le autorizzazioni, che arrivano qualche settimana più tardi.

Sabato 18 aprile, dopo i cornetti che danno la carica per affrontare la giornata, le squadre si mettono all’opera: in un solo giorno, messaggi di pace e fraternità ricoprono 90 metri quadrati di muri. Tanto lavoro, collaborazione e anche l’orgoglio di aver realizzato un sogno coltivato per sei mesi.

“Vogliamo che tutti coloro che passano di qui capiscano l’importanza della pace”, sottolineano i ragazzi, con gli occhi brillanti della speranza che abita nei loro cuori.

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