La risposta di Pavia

Mercoledì 22 aprile Pavia ha camminato in silenzio. Migliaia di persone, dal parcheggio dell’area Cattaneo fino al Duomo, hanno seguito la fiaccolata per Gabriele Vaccaro, il 25enne ucciso pochi giorni prima.

Mercoledì 22 aprile Pavia ha camminato in silenzio. Migliaia di persone, dal parcheggio dell’area Cattaneo fino al Duomo, hanno seguito la fiaccolata per Gabriele Vaccaro, il 25enne ucciso pochi giorni prima. Tra loro, moltissimi giovani. Una comunità che ha scelto di uscire di casa la sera, con una candela in mano, per dire che una vita spezzata a 25 anni non può diventare solo un titolo di cronaca. Gabriele era un ragazzo, un figlio, un amico. La sua morte parla di una violenza che a volte esplode improvvisa, e di una paura che i giovani sentono crescere.
La grande partecipazione alla fiaccolata è il segnale più forte. In un tempo in cui si denuncia l’apatia delle nuove generazioni, Pavia ha mostrato il contrario. I ragazzi c’erano, in prima fila. Non per la rabbia, ma per la memoria. Non per chiedere vendetta, ma perché Pavia resti una città dove si possa tornare a casa la sera senza avere paura.
Ora tocca alle istituzioni dare risposte: giustizia per Gabriele, e interventi concreti per la sicurezza. Ma la responsabilità è anche nostra. Una città si protegge non solo con le telecamere, ma con legàmi, presidi educativi, luoghi di aggregazione. Con l’attenzione che non cala quando i riflettori si spengono.

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