Terremoto Friuli 1976, l’accoglienza a Grado e la scelta di mons. Battisti

Nei mesi successivi al sisma del 1976, le autorità civili spostarono le famiglie sfollate nelle località balneari per trascorrere l'inverno al sicuro. Anche Grado fece la sua parte: monsignor Luigi Olivo, allora cappellano, ricorda quella sera, l'arrivo dei friulani a Grado Pineta e Lignano Sabbiadoro, i tre sacerdoti inviati da mons. Battisti e i rapporti di amicizia che durarono negli anni

(Foto ANSA/SIR)

Nei mesi successivi al terremoto che colpì il Friuli nel 1976, le autorità civili decisero di spostare le famiglie sfollate nelle località balneari, per poter trascorrere l’inverno in maniera appropriata e sicura negli appartamenti sfitti che vennero messi a disposizione dalla cittadinanza.
Tra le comunità coinvolte in quest’accoglienza, anche Grado dove, ai tempi, mons. Luigi Olivo prestava il suo servizio pastorale come cappellano. Lo abbiamo sentito e ci ha raccontato alcuni dei ricordi di quei giorni estremamente solidali.

Mons. Olivo, innanzitutto quali sono i suoi ricordi di quella sera? Cosa avevate fatto, come parrocchia, come prime azioni per assicurarsi che tutti stessero bene?
Quella sera del 1976 noi due cappellani della parrocchia di Grado – don Gianfranco Gregori e io – ci trovavamo presso la sede del ricreatorio “Fides Intrepida”, insieme ad alcuni giovani della comunità gradese, al 1° piano dello stabile. Alle 21 e 6 minuti sentimmo una strana vibrazione nell’edificio. Il primo a capire cosa stesse succedendo fu proprio don Gianfranco il quale gridò “È il terremoto, tutti fuori!” e quindi di corsa giù per le scale e poi sulla strada, via Gradenigo, rimanendo in attesa e chiedendo notizie.

A Grado vennero poi accolte diverse famiglie sfollate provenienti dalle zone colpite dal sisma. Come Chiesa cos’avete proposto per farli sentire parte della comunità, anche se per un tempo determinato?
Sì, all’avvicinarsi dell’inverno le autorità civili decisero di spostare le famiglie più disastrate negli appartamenti liberi a Grado Pineta e a Lignano Sabbiadoro. Subito la parrocchia di Grado, il cui parroco al tempo era monsignor Silvano Fain insieme a noi due cappellani, diede piena disponibilità per ogni necessità tanto materiale, quanto morale.

Come hanno accolto le vostre proposte comunitarie e pastorali? C’è qualche momento di condivisione con loro che ricorda ancora oggi con piacere?
L’allora vescovo di Udine, monsignor Alfredo Battisti, decise di mandare a Grado tre sacerdoti: don Giovanni Nicoletti e don Oscar Morandini degli Oblati, insieme a padre Mario Vit, gesuita. D’intesa con loro, in un incontro settimanale vennero prese decisioni per ogni iniziativa spirituale e umanitaria a favore dei nuovi residenti. Veramente la disponibilità e la sensibilità dei tre sacerdoti è stata eccellente.

Si sono mantenuti rapporti di conoscenza e amicizia con alcune persone e famiglie?
La presenza dei friulani terremotati a Grado Pineta è stata breve, come promesso dalle autorità competenti, ed è stata una presenza discreta e rispettosa, senza provocare il benché minimo danno increscioso. I rapporti personali sono stati mantenuti soprattutto con i tre sacerdoti della diocesi di Udine. Mi è rimasto un ricordo commovente e rapporti amichevoli che si sono prolungati per alcuni anni.

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