Omicidio nel carcere di Prato: mons. Nerbini (vescovo), “sconcerto e dolore. Quanto accaduto spinga il mondo politico a intervenire concretamente”

“Esprimo sconcerto e dolore per fatti delittuosi che mi colpiscono in profondità e che, come ha rilevato anche il procuratore della Repubblica, minano la sicurezza e la convivenza pacifica all’interno del carcere”. Così il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, all’indomani dell’omicidio consumato nella serata di mercoledì 5 agosto in una cella della casa circondariale La Dogaia, dove ha perso la vita un detenuto di 32 anni. Sul fatto indaga la Procura della Repubblica di Prato.
Anche nella mattinata di oggi il vescovo è stato in contatto con il direttore del carcere. “Vedo con sofferenza il progressivo assottigliarsi delle risorse”, afferma mons. Nerbini; risorse che servirebbero ad alleviare la sofferenza di chi è detenuto e a rendere la pena efficace sul piano del reinserimento.
“Ribadisco il mio sconcerto per l’episodio di mercoledì sera – conclude il vescovo – e insieme allo sconcerto esprimo l’auspicio che quanto è accaduto spinga anche il mondo politico a intervenire concretamente” per un istituto che richiederebbe una dose di attenzione assai maggiore e dove vivono in un contesto assolutamente difficile oltre 640 detenuti su una capienza regolamentare di 589 posti, con celle che arrivano a ospitare quattro persone.

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