“Riceviamo ogni giorno notizie di violenze commesse da coloni contro villaggi palestinesi. Quest’ultimo caso è un esempio fra gli altri”. Così mons. William Shomali, vicario generale del Patriarcato latino di Gerusalemme, commenta al Sir quanto sta accadendo nel villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, dove da giorni gruppi di coloni israeliani hanno circondato alcune abitazioni palestinesi, ostacolando la libertà di movimento dei residenti e l’accesso a beni essenziali. Secondo il presule, “l’attenzione verso questo caso è stata causata dalla reazione relativamente dura da parte dell’ambasciatore statunitense, e perché il proprietario è un palestinese americano”. Il riferimento è alla presa di posizione dell’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, che ha definito quanto avvenuto a Qusra un “orribile atto di terrorismo”, parlando di azioni volte a intimidire e molestare una famiglia palestinese-americana. Mons. Shomali sottolinea che, nonostante il parziale arretramento dei coloni, la situazione resta instabile: “Anche se i coloni si sono ritirati dalle vicinanze della casa, rimangono sulla collina vicina e possono ritornare in qualsiasi momento”. Secondo fonti internazionali, tra le abitazioni interessate dall’assedio vi è quella di Loui Ridi, cittadino palestinese-statunitense, i cui familiari hanno denunciato il taglio di acqua ed elettricità e l’impossibilità di lasciare l’abitazione per timore che venga occupata. Per il vicario del Patriarcato latino, la soluzione passa attraverso un rinnovato impegno della comunità internazionale: “Per pensare a una via d’uscita che garantisca ai palestinesi il rispetto dei loro diritti, occorre rafforzare il diritto internazionale, dando più forza alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza”. Una richiesta che giunge mentre cresce l’allarme per l’aumento degli episodi di violenza dei coloni in Cisgiordania, documentati anche da dati degli apparati di sicurezza israeliani.