“Domenica 12 aprile si terranno le elezioni più importanti del 2026 per l’Unione europea. Per la prima volta dal 2010, quando è tornato al potere in Ungheria, Viktor Orban si trova di fronte alla prospettiva concreta di una sconfitta nelle urne”. Lo si legge in un articolo dell’agenzia “Il mattinale europeo” firmato da David Carretta. “Secondo tutti i sondaggi indipendenti, il partito di opposizione Tisza, guidato da Peter Magyar, è nettamente in testa nelle intenzioni di voto. Cambiare in modo democratico un regime illiberale in una ‘autocrazia elettorale’ (la definizione è del Parlamento europeo) non è solo possibile, ma appare sempre più probabile in Ungheria. Almeno è quello che sperano i leader delle istituzioni dell’Unione europea e di gran parte dei suoi Stati membri”. Tuttavia, “rischiano di illudersi se pensano che una sconfitta nelle urne basterà a liberarsi di Orban, oltre che della sua eredità nazionale ed europea. L’Ue non si è preparata ai diversi scenari che potrebbero aprirsi nella notte tra domenica e lunedì”. Dopo aver sottolineato la visita a Budapest del vicepresidente americano, Vance, “ultimo tentativo di salvare Orban dalla sconfitta”, Carretta dà conto dei sondaggi che danno avanti l’opposizione a Orban. Eppure, sottolinea l’esperto di temi europei, esiste un “primo scenario a cui l’Ue non è preparata”, ovvero “che i sondaggi indipendenti si sbaglino”. E ne porta le ragioni, compreso il fatto che pur di restare al potere Orban e il suo governo hanno “creato un enorme deficit di bilancio per aumentare salari e pensioni e distribuire sussidi. Fidesz può anche contare sulle minoranze ungheresi nei paesi vicini, inondati di finanziamenti di Budapest, come riserva di voti e di seggi”.
Il secondo scenario a cui l’Ue non è pronta è, secondo il “Mattinale”, quello di un’elezione contestata. Il terzo scenario “a cui l’Ue non si è preparata, almeno per il momento, è come gestire un’Ungheria con un governo Magyar e tutte le altre istituzioni catturate da Fidesz”.
Peter Magyar, l’oppositore di Orban, “inoltre, è un ex membro di Fidesz. Se ha saputo unire attorno alla sua figura carismatica l’elettorato di centrodestra e centrosinistra, rimane un ultraconservatore. In campagna elettorale ha mantenuto una certa ambiguità su ciò che intende fare sullo Stato di diritto e sulle politiche dell’Ue. Infine, “l’Ue non è nemmeno pronta a fare i conti con l’eredità europea di Orban. Anche se sconfitto nelle urne, il premier ungherese è il padre dell’internazionale reazionaria e sovranista che ha preso piede nella politica europea, come il Maga in quella americana”.