“Vengo a voi come testimone della pace e della speranza che il mondo desidera ardentemente e che il vostro popolo ha sempre cercato”. Lo ha detto il Papa, nel suo secondo discorso in Algeria, pronunciato in inglese e rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico. “Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino”, ha esordito Leone XIV: “Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli: il profondo senso religioso del popolo algerino è il segreto di una cultura dell’incontro e della riconciliazione, di cui anche questa mia visita vuole essere segno”. “In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo una sola famiglia!”, l’appello del Pontefice: “Oggi la semplicità di questa consapevolezza è la chiave per aprire molte porte chiuse”. Leone ha descritto quello algerino come “un popolo mai sconfitto dalle sue prove, perché radicato in quel senso di solidarietà, di accoglienza e di comunità di cui è intessuta la vita quotidiana di milioni di persone umili e giuste”. “Sono loro i forti, sono loro il futuro”, ha assicurato il Pontefice: “Chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo”. Poi l’omaggio alla “grande generosità nei confronti sia dei connazionali, sia degli stranieri”, che “riflette un’ospitalità profondamente radicata nelle comunità arabe e berbere, quel dovere sacro che ovunque vorremmo trovare come valore sociale fondamentale”.