“La conversione non è anzitutto un atto della volontà, ma una trasformazione interiore, un misterioso mutamento della sensibilità”. Lo ha detto padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, nella prima meditazione quaresimale tenuta stamattina in Aula Paolo VI alla presenza del Papa, dedicata al tema “La conversione. Seguire il Signore Gesù nella via dell’umiltà” e ispirata alla figura di Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricorrono gli ottocento anni dalla morte. Al centro della riflessione l’esperienza del Poverello narrata nel suo Testamento: “Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così. Quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”. Per padre Pasolini, “questo è il cuore della conversione”: non una correzione di rotta né una revisione dei comportamenti, ma “una rivoluzione della sensibilità”, una metànoia che “ridefinisce i parametri del nostro modo di percepire, di giudicare e di desiderare”. Il predicatore ha avvertito che “quando chiediamo a noi stessi di aderire a una morale senza aver prima gustato la dolcezza della vita nuova in Cristo” si rischia di costruire “su fondamenta fragili”.