Disturbi alimentari: Galfano (nutrizionista), “ortoressia nervosa in aumento anche a causa dei modelli irrealistici di perfezione fisica proposti dai social”

Negli ultimi anni l’interesse per stili di vita salutari è cresciuto rapidamente, spinto da media, influencer e industria del benessere. Alimentazione pulita, esercizio costante, meditazione e “healthy aging” sono diventati modelli ai quali aspirare. Ma questa attenzione, “quando si trasforma in ossessione, può sfociare in comportamenti patologici. La pressione dei social media, che promuovono standard corporei irrealistici e ideali di perfezione, sta contribuendo all’aumento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in particolare dell’ortoressia nervosa”. A lanciare l’allarme, in vista della Giornata mondiale dei disturbi alimentari dl prossimo 15 marzo, è Valeria Galfano, medico specialista in Scienze dell’alimentazione.
L’ortoressia nasce dal desiderio di mangiare sano, ma evolve in un controllo rigido e ansiogeno dell’alimentazione. L’eliminazione di interi gruppi alimentari, la paura di ingredienti ritenuti “impuri” e la ricerca di una purezza alimentare assoluta diventano centrali nella vita quotidiana. La forma clinicamente più grave, l’ortoressia nervosa, comporta intensa ansia, compromissione sociale e convinzioni distorte sulla salute.
A essere più esposti, spiega la nutrizionista, sono individui “con tratti di perfezionismo, nevroticismo, insoddisfazione corporea o storie di dieta”. Anche professioni legate al benessere – nutrizionisti, dietologi, personal trainer, studenti di scienze motorie – mostrano una maggiore vulnerabilità. Tratti caratteristico dell’ortoressia, e comuni anche all’anoressia nervosa sono ansia, rigidità cognitiva, compromissione del benessere emotivo, restrizione alimentare, isolamento sociale, senso di colpa e riduzione del piacere legato al cibo. “La differenza principale, invece, risiede nella motivazione. L’anoressia ricerca la magrezza, l’ortoressia la salute”. Le conseguenze fisiche possono essere gravi, avverte l’esperta: “carenze nutrizionali, malnutrizione, indebolimento del sistema immunitario, fino a complicanze come anemia, bradicardia e squilibri metabolici”.
Gli interventi possibili includono psicoeducazione, terapia cognitivo‑comportamentale, consulenza nutrizionale per ristrutturare convinzioni disfunzionali e recuperare un rapporto più flessibile con il cibo, ma anche sostegno familiare  e sociale. “Un tema – conclude Galfano – che richiede attenzione crescente, soprattutto in un’epoca in cui il confine tra salute e ossessione appare sempre più sottile.”

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