“Nel tempo del noviziato occorre vivere un reale distacco sospendendo l’uso dei social, l’uso di internet in cella, la visione individuale di filmati o di film, l’abbonamento a piattaforme come Netflix e disciplinare la comunicazione con la famiglia e gli amici tramite WhatsApp”. Lo scrive dom Matteo Ferrari, priore generale della Congregazione camaldolese, in una lettera sulla formazione monastica nell’era digitale. “Anche l’utilizzo dello smartphone andrebbe concordato con il maestro. In un tempo come il nostro, una sana disciplina, anche attraverso scelte concrete come affidare lo smartphone al maestro, penso sia da valutare seriamente”, aggiunge. Il priore propone un percorso formativo che attraversa le varie fasi della vita monastica: nel postulantato si sviluppa “un senso critico verso l’utilizzo di internet e dei social”; nel noviziato si vive “il tempo del distacco”; nella professione semplice si impara “a fare uso saggio di internet e dei social, scegliendo responsabilmente di non farne uso se non per lavoro o servizio comunitario”. Dom Ferrari conclude: “L’uso dei social e di internet rischia di trasformare la pratica della cella in un mero formalismo. Non possiamo chiedere alle persone in formazione ciò che i professi solenni non vivono”.