Ucraina: quattro anni di guerra. Avsi, “l’emergenza educativa al centro del nostro impegno”

A quattro anni dallo scoppio della guerra Avsi continua la sua presenza nel paese con la costruzione e gestione di 62 Community Center: centri pensati per i bambini e i loro caregiver come spazi sicuri per garantire il diritto all’educazione e alla protezione anche in un contesto di emergenza. “Dall’inizio della guerra sono morti più di 600 bambini ucraini e centinaia sono stati feriti”, scrive Avsi in un comunicato. “Migliaia di centri educativi sono stati bombardati, molti dei quali del tutto distrutti. La guerra ha causato traumi che vanno affrontati fin da subito, a partire dalle esigenze quotidiane, per evitare che impattino gravemente sul futuro delle nuove generazioni”. Per far fronte a tutta questa situazione oggi l’attività principale di Avsi in Ucraina si concentra sulla creazione e nell’avvio di Community Center, luoghi fisici dove i bambini ucraini si possono incontrare tra loro per giocare senza ansia, paura e dove possono trovare educatori, psicologi e assistenti sociali capaci di sostenerli a livello psicosociale e di elaborare con loro la paura che li accompagna.

Avsi forma anche gli insegnanti ed educatori, fornendo strumenti, kit e risorse per entrare in dialogo con i più piccoli. Gli insegnanti ed educatori lavorano in team con gli assistenti sociali e psicologi per essere capaci di tenere testa alla sfida dell’educazione in emergenza. La maggior parte dei Community center avviati da AVSI (62 a Febbraio 2026) offre servizi per minori dai 3 ai 18 anni quali: attività ludico ricreative, lezioni di recupero e supporto per la didattica a distanza (attrezzature, connessione e sostegno didattico), servizi per la salute mentale e sostegno psico-sociale dei minori e sostegno ai genitori. “La guerra entra nel corpo dei bambini, nel modo in cui dormono, nel modo in cui si concentrano, nel modo in cui si relazionano agli altri”, racconta Ruslan Isaiev, responsabile progetti AVSI in Ucraina. “La cosa più difficile è vedere quanto i bambini si adattino. Si adattano al freddo. Si adattano al buio. Si adattano all’allerta continua. Che adulti diventeranno se non interveniamo ora?”.

 

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