“Se la Chiesa parla bene il proprio linguaggio, quello della Bibbia e della liturgia, dei propri padri e madri, poeti e santi, che nascono tuttora, rimarrà capace di enunciare delle verità perenni noviter. Sarà originale e fresca, e potrà oggi, come nel passato, orientare la cultura”. Lo ha affermato mons. Erik Varden nella quinta meditazione degli esercizi spirituali quaresimali della Curia romana, nella Cappella Paolina in Vaticano. Al centro della riflessione, il tema della tentazione e dell’ambizione come negazione della verità. Riprendendo san Bernardo, il predicatore descrive l’ambizione come “un male sottile, un veleno segreto, una peste occulta, artefice di frodi; madre dell’ipocrisia, genitrice dell’invidia, origine dei vizi”: una “follia che si manifesta quando si dimentica la verità”. Di fronte alla domanda “che cos’è la verità?” che la gente si pone “con sincerità, e spesso con buona volontà”, mons. Varden invita a non sprecare energie “in tentazioni banali, fatte di paura, vanagloria e ambizione”, ma a sostenere “la Verità sostanziale e essenziale, che libera da qualunque surrogato”. Citando il cardinale Schuster, ha concluso: “Sembra che le persone non si lascino più convincere dalla nostra predicazione, ma alla presenza della santità credono ancora, si inginocchiano ancora e pregano”.