“L’unica libertà significativa è quella personale; e la libertà di una persona non può annullare quella di un’altra”. Lo ha affermato mons. Erik Varden nella quarta meditazione degli esercizi spirituali quaresimali della Curia romana, nella Cappella Paolina in Vaticano, alla presenza di Papa Leone XIV. Al centro della riflessione, il tema della libertà cristiana contrapposta all’uso retorico e politico del termine nel dibattito pubblico contemporaneo. Riprendendo san Bernardo, il predicatore avverte: “Bisogna stare attenti quando la libertà, ostaggio della forza, è manipolata come mezzo per legittimare le azioni di soggetti impersonali come ‘il Partito’, ‘l’Economia’ o persino ‘la Storia’. In una visione cristiana, nessuna politica oppressiva può essere redenta invocando una ‘libertà’ ideologica”. Per Bernardo, spiega mons. Varden, la vera libertà non è naturale per l’uomo decaduto: ciò che ci sembra naturale è “fare a modo nostro, soddisfare i nostri desideri e realizzare i nostri piani senza interferenze”. Radicando la sua spiegazione nel sì incondizionato del Figlio alla volontà del Padre, “Bernardo rivoluziona la nostra comprensione di cosa significhi essere liberi”: la libertà cristiana “non consiste nel conquistare il mondo con la forza, ma nell’amarlo con un amore crocifisso”. L’emblema di questa libertà rimane il Figlio di Dio che “svuotò se stesso”.