“Specialmente il nostro tempo, segnato da conflitti e tensioni internazionali, evidenzia l’importanza di tutelare il bene comune, che è irriducibile ad aspetti materiali, giacché riguarda anzitutto il patrimonio morale e spirituale della Repubblica italiana”. Lo ha detto il Papa, nel discorso rivolto ai prefetti d’Italia, ricevuti in udienza. “Questi valori trovano nella civile convivenza la migliore condizione per diffondersi e progredire”, ha proseguito Leone XIV, che come “ottimo esempio della convergenza tra Stato e Chiesa” ha citato Sant’Ambrogio, il quale “esercitò in modo nuovo le sue pubbliche funzioni, ponendo a servizio del popolo l’autorità spirituale della quale era stato investito”. “Vigilando sulla concordia sociale, il Prefetto contribuisce a tutelare il presupposto irrinunciabile della libertà e dei diritti dei cittadini”, l’identikit tracciato dal Pontefice: “Tutta la popolazione beneficia di questo servizio, soprattutto le fasce più deboli. Infatti, quando lo spazio civico è libero da disordini, i poveri trovano più agevolmente accoglienza, gli anziani sperimentano maggiore tranquillità, migliorano i servizi destinati alle famiglie, ai malati e ai giovani, favorendo uno sguardo più fiducioso sul futuro”.