Leone XIV: ai prefetti, “l’ordine pubblico non è solo lotta alla criminalità, ma a forme di violenza, falsità e volgarità”

“L’ordine pubblico non concerne solo la doverosa lotta alla criminalità o la prevenzione di dannosi tumulti; chiede anche un impegno tenace contro quelle forme di violenza, falsità e volgarità che feriscono l’organismo sociale”. Ne è convinto il Papa, che ricevendo in udienza i prefetti d’Italia ha tracciato il profilo ideale del Prefetto. “I vostri compiti di vigilanza hanno come fine la cura dei rapporti sociali e la costruzione di intese sempre più efficienti tra istituzioni centrali dello Stato, enti locali e cittadini”, ha detto Leone XIV, citando un insegnamento di Sant’Agostino, che proprio da Sant’Ambrogio, patrono dei prefetti, ricevette il battesimo: “Coloro che comandano stanno a servizio di quanti ne sembrano comandati. Non comandano infatti per bramosia di dominio, ma per dovere di cura; non con l’arroganza di prevalere, ma con la bontà di provvedere”. Un principio, questo, che si accorda con l’articolo 98 della Costituzione italiana, che afferma: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione”. Il servizio dei prefetti, infatti, “risponde certamente alle leggi dello Stato, ma ancor prima alla coscienza, che le conosce, le comprende e le applica con fermezza ed equità”, ha ricordato il Papa, secondo il quale “da un lato, infatti, le leggi sono espressione della volontà popolare, dall’altro la coscienza si fa interprete della vostra personale umanità: entrambe vanno custodite libere da pressioni, esercitando tanto il rigore quanto la magnanimità quali virtù ben temperate negli uomini retti”.

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