“Quello che sta avvenendo oggi nella nostra città ci rattrista molto: abbiamo sempre cercato il dialogo con le istituzioni e con le altre realtà di volontariato con le quali pure collaboriamo, ma mantenendo la nostra identità, il nostro stile. Le sofferenze dei migranti (le interminabili attese di giorni e settimane e mesi) prima che la loro richiesta di asilo venga ascoltata ci sollecitano a testimoniare che qualcosa si può fare”. Così il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, in una nota diffusa ieri sulla questione della gestione dei migranti in città. Il testo inizia con una citazione del libro del Qoelet (3,7): “C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere”.
“Di fronte a tutto quello che sta avvenendo nel mondo, di fronte a quello che sta avvenendo anche a Trieste, tante volte si è sollecitati a schierarsi. Come se non ci fosse alternativa alla polemica”, ha osservato il presule. “Come Chiesa – ha ricordato mons. Trevisi – abbiamo cercato di inserirci dentro le problematiche delle migrazioni (dei rifugiati, dei richiedenti asilo) con un nostro stile e una nostra identità, non con le parole per alimentare scontri ideologici e polemici, ma, invece, con i fatti. Abbiamo aperto il dormitorio di Sant’Anastasio per bambini, donne e situazioni fragili. Abbiamo aperto Spazio 11, una sala d’attesa solidale e tutto questo fatto nel dialogo perché le parole servono per gettare ponti, non per creare ulteriori divisioni”. “Come comunità cristiana, noi ci sforziamo, ci impegniamo a trovare soluzioni capaci sia di garantire la sicurezza dei cittadini sia di alleviare le sofferenze dei migranti. Per questo auspichiamo dialogo e soluzioni concrete”, ha ammonito il vescovo, sottolineando che “da anni piazza della Libertà è segno di cura e attenzione per chi scappa da guerre e miseria. Le sofferenze delle persone e le criticità presenti chiedono il coraggio di risposte concrete che non mortifichino la solidarietà con chi è in difficoltà”. “L’indifferenza verso chi soffre è una grave malattia che va curata. Non ci sono farmaci che vanno bene per tutti”, ha rilevato mons. Trevisi, evidenziando che “noi abbiamo il Vangelo che ci spinge non a fare discorsi, ma a chinarci su chi soffre. E a guardare tutto e tutti non da destra, non da sinistra e nemmeno dal centro. Guardare tutti e tutto un po’ dall’alto. Dall’alto della Croce. Con lo sguardo di Cristo. Non con polemica, ma con misericordia”. “A chi fa dei migranti uno scontro ideologico – ha concluso il vescovo – noi indichiamo il magistero di Papa Leone: ‘Cari migranti, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli: siete persone con storie, famiglie e sogni’ (11 giugno 2026)”.