“C’è tanto bisogno che le nostre realtà parrocchiali riscoprano la propria dimensione e la propria anima missionaria”. Lo ha affermato venerdì sera il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, durante la veglia missionaria diocesana che ha presieduto nella chiesa di San Giuseppe.
Nel corso della serata hanno portato la propria testimonianza due ragazze che in estate hanno partecipato a una missione nel sud dell’Albania e un componente dell’équipe del Centro diocesano missionario, Riccardo Niccolai, che si è occupato di progetti missionari per i
cinesi a Prato. Poi è stato conferito l’incarico missionario a don Petre Tamas, attuale parroco delle Badie, a cui è stato consegnato il crocifisso tradizionalmente affidato a chi parte per terre lontane e che a gennaio andrà in Ecuador.
Nella sua riflessione, il vescovo ha detto che “ci dobbiamo porre una domanda molto semplice: chi è che parte oggi per la missione?”. “La risposta giusta è: tutti”, ha proseguito mons. Nerbini, domandando: “Sentiamo questa responsabilità della missione di portare il Vangelo a tutti? Oggi nella città di Prato quanti sono i cristiani indigeni che hanno lasciato la fede, che sono sì battezzati, ma per i quali la fede è diventata solo un fatto marginale? E quanti sono invece gli stranieri venuti qui che aspettano solo di sentirsi annunciare il Vangelo?”. “Dobbiamo tornare a casa – la consegna del vescovo – riflettendo su queste domande e poi dobbiamo cercare di rapportare il tutto con quella che è la nostra attività parrocchiale, perché nella nostre comunità rifiorisca questa consapevolezza dell’esigenza di una nuova evangelizzazione”.