Il 50,4% delle imprese sociali italiane ha sede nel Mezzogiorno – 11.172 su 22.153 – in un’area che raccoglie il 31,6% degli enti del Terzo Settore nazionale. Nel Mezzogiorno operano circa 48mila enti del Terzo Settore iscritti al Runts, quasi un terzo del totale nazionale. Un Sud che produce servizi, assume personale e sta sul mercato, guidato spesso da professionisti più giovani che nel resto del Paese: 54,2 anni di età media contro i 57,8 del Centro-Nord, con una quota di under 30 alla guida che quadruplica negli enti nati dopo la riforma. È quanto emerso dai dati inediti elaborati dal Non profit Data Hub e presentati ieri a Philantropea Salerno, la prima tappa territoriale del ciclo di eventi promosso da Italia non profit e Open Giving Foundation.
Enti del Terzo Settore, fondazioni, imprese e pubbliche amministrazioni arrivate da Salerno, Napoli e da tutta Italia si sono ritrovate per un confronto, portando casi concreti, compresi quelli che non hanno funzionato. A questa vitalità corrisponde un’infrastruttura filantropica numericamente inferiore rispetto al resto d’Italia, dato che il Sud conta 10 fondazioni di origine bancaria (sul totale di 86 censite da acri), pilastri fondanti e radicati sui rispettivi territori. Guardando ai soggetti filantropici iscritti al Runts si conferma il medesimo paradigma: al Sud un ente del Terzo Settore può fare affidamento su 95 enti filantropici, al Nord il suo omologo ha accesso alle opportunità di 419 soggetti. Tradotto: un’organizzazione del mezzogiorno ha nel proprio territorio un terzo degli interlocutori filantropici rispetto a una del Nord. Con meno interlocutori filantropici a disposizione, il ruolo delle imprese diventa decisivo.
“Le imprese di tutta Italia possono trovare un alter ego imprenditoriale significativo nelle imprese sociali – osserva Mara Moioli, co-fondatrice di Italia non profit -. Chi è abituato a parlare il linguaggio delle aziende trova interlocutori credibili e affini nelle imprese sociali e in questo caso il Mezzogiorno si è dimostrato più reattivo nell’uso dello strumento proprio dell’impresa sociale rispetto al dato nazionale. Con Philantropea vogliamo rendere visibile e valorizzare le singole specificità del Terzo Settore, e promuovere l’incontro con i diversi attori della filantropia e dell’economia sociale: dagli enti alle imprese, dalle fondazioni ai soggetti pubblici che contribuiscono allo sviluppo sociale e culturale del sistema Paese”.
Il percorso di Philantropea 2026 prosegue il 24 novembre con la tappa online, ad accesso libero e gratuito. Iscrizioni aperte su philantropea.italianonprofit.it.