Cristo, “luce del mondo”, ci chiama a non lasciare morire l’anelito all’unità tra i cristiani e a vivere una fede che diventa testimonianza concreta. Lo ha detto ieri mons. Mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo nella meditazione durante la veglia ecumenica diocesana nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. “Gesù – ha detto mons. Carbonaro – rivela che dalla croce si realizza il raduno del popolo messianico attorno a Lui, nell’unità”. Per l’arcivescovo la luce è “una chiamata alla responsabilità, ma è anche libertà, cioè si può rifiutare, si può scegliere di camminare nelle tenebre, di operare il male, di lasciare che il principe di questo mondo allarghi il suo dominio. Può accadere infatti e lo vediamo ogni giorno che, invece di far prevalere la verità e la giustizia o la pace nei nostri comportamenti, si preferisca il male e la sua oscurità”. Ora – aggiunge mons. Carbonaro – “noi ci aspetteremmo che la luce fosse dirompente, che sconfiggesse le tenebre ed il male con la medesima potenza e irruenza. Infatti la figura del Figlio dell’Uomo, di cui parla il Vangelo, era ritenuta all’epoca di Gesù, rivestita di caratteristiche divine, potenti e giudicanti. A Gesù piace celarsi dietro questa figura, ma specifica anche come Lui la interpreta e quale è il suo cammino, che sarà quello di un amore che si dona fino alla fine, fino al dono totale. E questo i discepoli non lo accettano immediatamente, non lo capiscono, cercano primi posti, primazie, chi sia fra loro il più grande. Gesù invece parla del Figlio dell’Uomo come di uno che ha scelto il servizio e va incontro alla passione per amore”. Camminare nella luce significa “ascoltare la sua voce che in mille modi parla e si esprime, domandando a noi risposte di amore, di giustizia e di pace. Camminare nella luce vuol dire anche non lasciar morire l’anelito all’unità fra i cristiani, perché essa nasce da un momento alto, quello della croce di Cristo che tutti ci raduna a sé affinché guardandola con gli occhi della fede possiamo entrare in un rapporto di comunione”.