I recenti episodi di violenza che hanno coinvolto minorenni e giovani richiamano con urgenza il tema della prevenzione della violenza tra pari e delle risposte che il Paese intende dare a un fenomeno complesso che coinvolge diversi ambiti, dalla famiglia alla scuola, al contesto sociale. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
In Italia il numero di minori in contatto con il sistema di giustizia perché sospettati o autori di reato ha conosciuto un lieve aumento negli ultimi dieci anni (329 ogni 100 mila abitanti nel 2014 e 363 nel 2023), ma rimane uno dei più bassi tra i Paesi europei (nel 2023, 2.237 ogni 100mila abitanti in Germania, 1.608 in Francia, 2.118 in Austria, 824 in Svizzera, addirittura 8.403 in Ungheria, con un aumento di più del 1000% dal 2014). Tuttavia, l’attenzione deve rimanere alta: dall’anticipazione di un rapporto di ricerca dell’Organizzazione, che verrà diffuso a marzo, emerge che dal 2019 al 2024, i minori segnalati per porto di armi improprie – dai coltelli alle noccoliere, dalle mazze alle catene, fino agli storditori elettrici – sono passati da 778 a 1946 e nel primo semestre del 2025 sono già 1096.
“Auspichiamo un dibattito che non strumentalizzi questi drammatici episodi, ma ponga realmente al centro dell’agenda politica la questione giovanile. Nel farlo, è fondamentale tenere presente che spesso i casi di violenza giovanile si inseriscono in un vuoto più grande: quello di luoghi e relazioni capaci di accogliere”, dichiara Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children. “Sono molti coloro che cercano spazi in cui sentirsi legittimati a esistere, a esprimere rabbia, fragilità, domande, senza essere giudicati o ignorati. Quando questa possibilità manca, la risposta può assumere forme distruttive”.
In questo contesto, Save the Children esprime forte preoccupazione per alcune misure che, secondo quanto riportato dai media nazionali, sono al vaglio del Governo nell’ambito dei provvedimenti sulla sicurezza, in particolare quelle che introdurrebbero una gestione di pubblica sicurezza delle condotte minorili applicata su vasta scala e una stretta alle misure di inclusione a favore dei minori stranieri non accompagnati, che rischiano di incidere negativamente sui diritti di bambine, bambini e adolescenti. “Sono necessari un impegno collettivo e politiche fondate sulla prevenzione, l’inclusione e l’educazione, che mettano al centro l’ascolto, il sostegno psicologico, l’educazione alle relazioni e il supporto a famiglie e scuole per costruire comunità vive. Solo così si potrà intervenire sulle cause e non solo sugli effetti della violenza”, ha aggiunto D’Errico.