La compassione “non è teorica né sentimentale, si traduce in gesti concreti”. Lo scrive il Papa, nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, in cui fa riferimento alla sua esperienza pastorale di missionario e vescovo in Perù: “Ho constatato come molte persone condividono la misericordia e la compassione alla maniera del samaritano e dell’albergatore. I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri che si fermano, si avvicinano, curano, portano, accompagnano e offrono ciò che hanno, danno alla compassione una dimensione sociale. Questa esperienza, che si realizza in un intreccio di relazioni, supera il mero impegno individuale”. In questa prospettiva, come Leone XIV ha osservato nell’esortazione apostolica Dilexi te, la cura dei malati non è solo una “parte importante” della missione della Chiesa, ma un’autentica “azione ecclesiale” tramite la quale “possiamo verificare la salute della nostra società”. “Il dolore che ci commuove non è un dolore estraneo, è il dolore di un membro del nostro stesso corpo del quale il nostro Capo ci comanda di prenderci cura per il bene di tutti”, scrive ancora il Pontefice: “In questo senso si identifica con il dolore di Cristo e, offerto cristianamente, affretta il compimento della preghiera del Salvatore stesso per l’unità di tutti”.