Diocesi: Siracusa, domani “La terra è di tutti” a Lentini. Secondo incontro del laboratorio “Sentieri di pace”

“La terra è di tutti” è il titolo dell’incontro che si terrà domani, mercoledì 21 gennaio, alle 18.30, nella parrocchia Cristo Re a Lentini, nell’ambito del laboratorio “Sentieri di pace” promosso dagli Uffici per la Pastorale delle Comunicazioni sociali e per la Pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di Siracusa.
Interverrà Carmelo Raspa, docente di Esegesi biblica presso lo Studio Teologico San Paolo e la Pontificia Facoltà Teologica San Giovanni Evangelista di Palermo. Si tratta del secondo appuntamento dopo l’intervento che si è svolto giovedì scorso al santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa con Riccardo Redaelli, ordinario di Geopolitica all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Parlare di pace oggi – ha affermato il docente – con il mondo che sembra tornato in guerra, e non solo tornato in guerra, ma sembra esserci una passione nuova per la guerra, per la violenza, per abbattere il diritto internazionale, sembra una cosa da illusi. Un discorso del passato. E invece è proprio in questi momenti che bisogna avere il coraggio di tornare, insistere a parlare di pace, insistere a parlare di diritto internazionale”. “Papa Francesco – ha ricordato – diceva: esiste un artigianato della pace e cioè pensare la pace, cercare di applicare, di far valere un discorso non violento che non ceda alla guerra, alla sopraffazione, che non ceda alla legge del più forte, alla legge della giungla, non dipende solo dai governanti, non dipende solo da chi ha le leve economiche, politiche, militari, ma dipende da tutti, da tutti noi. Ognuno al suo livello, ognuno nella sua posizione”. “Credere che il diritto internazionale, che la pace, che ci sia un mondo più giusto è un dovere che dobbiamo portare avanti sempre a dispetto dell’apparenza”, ha ammonito Redaelli. “La proposta di una pace ‘disarmata e disarmante’ – ha rilevato riferendosi alle parole di Papa Leone XIV –, ci invita davvero a una responsabilità condivisa, che parte dalle persone comuni per arrivare ai decisori politici e religiosi”. “Vita, verità, memoria, giustizia e perdono non sono parole astratte: sono concetti che ‘smontano’ e depotenziano la logica perversa del nemico come altro ontologico. È un approccio – ha concluso – che alimenta una cultura della pace capace di trasformare prima le coscienze, poi i sistemi politici”.

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