Bulgaria: dimissioni del Presidente Radev. Grigorova (analista) al Sir: “Passo atteso, ma rischio orientamento filorusso”

(Foto Sibina Grigorova)

“Il profilo politico del Presidente Radev non è ben delineato e ciò gli permetterà di prendere voti da tutto lo specchio politico, dalle persone filorusse a quelle deluse degli ultimi governi”. È il commento rilasciato al Sir da Sibina Grigorova, analista politico e fondatore del sito informativo “Boulevard Bulgaria”, riguardo le dimissioni del Presidente della Repubblica Rumen Radev, il quale parteciperà alle prossime elezioni legislative. Grigorova ricorda che Radev “è stato eletto anche con i voti della destra perché si era dichiarato contro la corruzione”; certe sue posizioni però, come “la paura di chiamare la Russia ‘aggressore’ e il tentativo di rallentare l’entrata di Sofia nell’eurozona, hanno lasciato perplesse molte persone”. Secondo l’analista, “desta ottimismo la visione di Radev circa la necessità di riforma del sistema giudiziario”, mentre rileva il fatto che “le sue dimissioni da Presidente hanno rappresentato un passo atteso in un certo senso perché criticava molto il sistema politico e i partiti, invece di unificare la nazione”. La politologa ricorda che a seguito di uno dei numerosi governi tecnici che Radev ha nominato, (sette dal 2019 ad oggi), è nato il partito “Continuiamo il cambiamento”, liberale e filooccidentale”, ma, rileva, “il Presidente ha rinnegato questa formazione e ha preso posizioni da populista, criticando senza offrire soluzioni”. “Cosa che non potrà continuare a fare”, aggiunge.
“Il suo futuro politico dipenderà molto anche dalla ‘squadra’ con cui intende governare”. A suo avviso “c’è un grande rischio nella figura di Radev, il possibile orientamento filorusso”. “Sarebbe pericoloso se Radev cercasse di diventare un seguace del modello Orban, oppositore nel cuore di Europa, il quale non è contrario a lavorare con la Russia di Putin”. Grigorova spiega che “per la Bulgaria ciò significherebbe dipendenza energetica da Mosca, rallentamento nella modernizzazione dell’esercito e sabotaggio delle decisioni europee”.

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