Sant’Antonio abate: Coldiretti, Fattoria Italia a San Pietro nel segno della biodiversità

(Foto Coldiretti)

Con trecento razze da allevamento censite dalla Fao, la Fattoria Italia rappresenta un patrimonio del Paese non solo economico ma anche di biodiversità, che va tutelato e valorizzato, garantendo un giusto reddito agli allevatori nazionali. Lo evidenzia Coldiretti in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, con la sfilata a San Pietro a Roma, di asini, cavalli, mucche, pecore, capre, polli e conigli per la tradizionale benedizione organizzata insieme all’Associazione italiana allevatori. Presente il card. Mauro Gambetti, arciprete di San Pietro e vicario di Sua Santità, assieme al presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo, al presidente dell’Aia, Roberto Nocentini, e all’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia. In occasione della celebrazione eucaristica nella basilica vaticana sono stati donati dei cesti con i prodotti delle campagne e delle stalle italiane, mentre hanno sfilato i cavalli dei reparti di Esercito, Carabinieri e Polizia assieme a quelli delle associazioni nazionali di razza.
“L’allevamento nazionale – ricorda Coldiretti in un comunicato – rappresenta un pilastro strategico dell’economia agricola italiana, coprendo il 35% del valore complessivo del settore. La filiera zootecnica, dal campo alla tavola, vale 55 miliardi di euro e garantisce circa 800mila posti di lavoro. Un comparto che sostiene anche il successo del Made in Italy agroalimentare, con formaggi e salumi Dop e Igp che supera gli 8 miliardi di euro di valore e trainano le esportazioni tricolori in tutto il mondo”. “Tuttavia – avverte Coldiretti – questo patrimonio è oggi messo a rischio da molteplici fattori: i cambiamenti climatici, la diffusione di malattie introdotte da importazioni estere, la proliferazione della fauna selvatica, l’aumento dei costi produttivi, i prezzi all’origine troppo bassi e i tentativi di sostituire le produzioni nazionali con prodotti stranieri di bassa qualità, fino a carne e latte sintetici. Nonostante le difficoltà e margini sempre più ridotti, gli allevatori italiani restano un presidio prezioso per l’ambiente e il territorio rurale, garantendo una costante opera di manutenzione per frenare gli effetti del dissesto idrogeologico e la tendenza all’abbandono dei piccoli centri”.

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