Diocesi: mons. Moraglia (Venezia), “valorizzare la giustizia, la verità, la pace”

(Foto Patriarcato di Venezia)

“Il tempo che viviamo è sempre più attraversato da tensioni e conflitti che non sembrano trovare soluzione mentre altri se ne aprono ogni giorno”. Questa la constatazione preoccupata di mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, nel suo saluto ai partecipanti al seminario internazionale promosso dall’Ambasciata della Repubblica italiana presso il Regno Unito, svoltosi ieri sera nella basilica cattedrale di San Marco. Una riflessione che ha messo al centro la complessità del presente, segnato da contrapposizioni che “arrivano sempre più al momento della guerra aperta” ma che spesso “a lungo covano silenziosi”, non solo sul piano militare, bensì anche “negli ambiti economico-finanziari, tecno-scientifici, dei media, fake news”. In questo scenario, il patriarca ha richiamato la responsabilità di chi è chiamato a interpretare la realtà globale: “Alcuni di voi sono chiamati verificare, analizzare, raccontare (o prefigurare) i fatti, i processi, le cause di ciò che accade, le direttrici lungo le quali si muove il mondo e i nostri Paesi. Un compito delicatissimo, vitale”. Parole che hanno fatto da filo conduttore a un intervento volto a sottolineare il peso etico e civile dell’analisi e del racconto del presente, specie in un tempo in cui le informazioni e le narrazioni possono contribuire tanto alla comprensione quanto all’esasperazione dei conflitti. Per spiegare questo sguardo ampio e responsabile sulla storia e sull’attualità, mons. Moraglia ha evocato un celebre passo shakespeariano: “…what’s past is prologue, what to come / In yours and my discharge” (il passato è prologo, ciò che verrà / Nel vostro e nel mio svolgimento). Una citazione che, ha spiegato, suona come “un monito attualissimo”, un invito a leggere la cronaca con “gli occhi e la mente della storia”, perché “tutto ciò che è accaduto in passato prepara e spiega ciò che accade in seguito”. Il passato, ha rimarcato, non è mai definitivamente concluso: ciò che è stato continua a generare il presente e ad aprire il futuro, che “dipende da me e da te, cioè da tutti noi”. Il discorso si è inserito nel contesto altamente simbolico della basilica marciana, descritta come una chiesa “viva” e non un museo, luogo in cui fede, arte e storia si intrecciano. Mons. Moraglia ha espresso la certezza che la visita avrebbe lasciato nei partecipanti un segno profondo, invitandoli a lasciarsi guidare “dalla bellezza e dalla forza che la fede in Cristo e l’arte hanno realizzato in questo luogo davvero unico”. L’augurio conclusivo ha richiamato la vocazione stessa di Venezia, città di incontro tra Oriente e Occidente, affidata alle parole che campeggiano nel simbolo del leone marciano: “Pax tibi, Marce, evangelista meus”. Un’invocazione di pace che il patriarca ha consegnato ai presenti come bussola per il lavoro quotidiano, perché possa orientare l’impegno di ciascuno “per valorizzare la giustizia, la verità, la pace”.

(Foto Patriarcato di Venezia)

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