La Pastorale sociale Caritas di Cochabamba, dipartimento situato nel centro della Bolivia, si è dichiarata in stato di emergenza a causa del mancato pagamento delle borse alimentari da parte del Governo dipartimentale, situazione che ha costretto a sospendere temporaneamente l’ingresso di nuovi bambini, bambine e adolescenti nei centri di accoglienza gestiti dalla Chiesa.
Cochabamba, segnala Adn-Celam, è una regione strategica del Paese andino, con una popolazione urbana e rurale diversificata, dove la Chiesa sostiene un’importante rete di assistenza sociale. In questo contesto, il provvedimento colpisce i dodici centri di accoglienza dipendenti dall’arcidiocesi, che attualmente offrono assistenza integrale a circa 270 minori tra i quattro e i diciotto anni in situazione di vulnerabilità. Di questi, nove centri hanno confermato che non accetteranno nuovi ingressi fino a quando non saranno regolarizzati le convenzioni e i pagamenti in sospeso.
Dalla Caritas e dai centri di accoglienza è stato inoltre denunciato che il Servizio dipartimentale delle Politiche sociali assegna solamente dodici bolivianos giornalieri per beneficiario, ovvero meno di due dollari statunitensi, un importo che copre a malapena l’alimentazione di base e non prevede altre necessità essenziali come salute, istruzione, abbigliamento o medicinali. Le istituzioni ecclesiali, in molti casi, devono farsi carico con risorse proprie dei costi di assistenza per minori con problemi di salute mentale o altre condizioni speciali, il che aggrava seriamente la loro situazione finanziaria. Di fronte a questo scenario, la rappresentante dei centri di accoglienza della Chiesa cattolica a Cochabamba, suor Bruna Pierobon (originaria di Tombolo, in provincia di Padova), ha rivolto un appello diretto al governatore del dipartimento, Humberto Sánchez, sollecitando una risposta immediata dinanzi alla crisi.