“Il primo impatto con il Kenya è stato con la strada”. Lo racconta Filippo Miorini, uno degli studenti dell’Università degli studi di Milano che ha svolto un laboratorio residenziale in Kenya nell’ambito del corso di laurea in Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio, insieme al prof. Valerio Bini, docente di Politica dell’ambiente, e al prof. Giorgio Pilotti, docente di Geografia politica ed economica. Il laboratorio, incentrato sui temi della conservazione ambientale, della riforestazione e dell’agricoltura, ha permesso agli studenti di prendere coscienza di una realtà che può dire molto sulle conseguenze globali del nostro stile di vita occidentale. “L’impressione iniziale – racconta lo studente a ‘Rallentare’, la newsletter dei ritmi sostenibili a cura di Aggiornamenti Sociali – è stata di forte caos a causa del traffico motorizzato di fatto privo di regole: sorpassi continui e persone che attraversavano la strada sfiorando auto e moto. Mi ha colpito però la naturalezza con cui la gente locale fosse inserita in questa atmosfera che ai miei occhi appariva del tutto sconclusionata: tutti sapevano come e quando muoversi senza bisogno di semafori o strisce pedonali, tanto che in due settimane non ho mai visto un incidente e, credetemi, di chilometri ne abbiamo percorsi!”. In Kenya, prosegue Filippo, “ho riscontrato però un divario sostanziale tra i contesti più arretrati, come quelli rurali, e quelli più globalizzati, come Nairobi”.