Ancora frammentarie le prime testimonianze che giungono da Caracas dopo la doppia scossa di terremoto che ha colpito il nord del Venezuela. “A Petare si è sentito molto forte. Ci sono danni a molte infrastrutture. Non abbiamo, fino ad ora, nessun registro di perdite umane. La situazione è stata molto delicata nell’ovest della città, a La Guaira e a Puerto Cabello. Nei quartieri si coglie molto nervosismo e preoccupazione, ma questa non è certo la zona che ha avuto i danni maggiori”, dice al Sir mons. Juan Carlos Bravo, vescovo di Petare, una delle località con maggior densità abitativa del mondo. Il teologo Rafael Luciani racconta da Caracas: “La scossa è stata molto forte. Mia mamma è molto malata e abbiamo dovuto portarla fuori, caricandola con l’ossigeno per scendere dall’edificio. Poco fa hanno permesso di salire nell’edificio. Ora continuano le repliche”. Padre Alfredo Infante, provinciale dei gesuiti in Venezuela, si trova a Puerto Ayacucho, lontano dall’epicentro: “Anche qui si è sentita la terra tremare. Sono in contatto con i confratelli della Compagnia di Gesù. Certamente ci sono molti danni alle strutture, ma prima di tutto occorre pensare alle vite umane”.